Non ho mai capito questa cosa del sesso degli angeli.
Da sempre mi sembrano maschi, casomai maschi belli come è difficile trovarne, almeno a quell’angelico livello, però sempre maschi sono.
Un angelo femmina mi sembra parecchio improbabile.
Ho provato a fare un ragionamento simile durante una lezione con le posate.
E vi dico subito che le cose non sono andate lisce.
D’accordo, è l’epoca della confusione di genere e per questo argomento sono entrati in gioco anche altri fattori, insomma, non so se in aula siamo riusciti a metterci d’accordo.
Poco male. Comunque, adesso vi racconto.
Maschi anch’essi, tali e quali agli angeli, i coltelli sono fra le prime invenzioni dell’uomo che se la è dovuta cavare a contatto con un mondo ostile.
E non è che le cose oggi siano poi troppo diverse.
Tecnicamente il coltello è uno «strumento da taglio, usato come utensile e come arma, formato da una lama d’acciaio innestata in un manico, il quale può essere dello stesso materiale della lama e far corpo con essa oppure di altro materiale (corno, legno, avorio, metallo, plastica, ecc.)».
Dunque, la prima cosa che capiamo è che il coltello serve a tagliare, anche se il senso cambia, e parecchio, a seconda della nostra situazione: cucina o combattimento. Infatti, un conto è tagliare un panino per imbottirlo e farci merenda, un altro è tagliare la gola a un avversario.
Nella vita normale c’è da augurarsi che il concetto di tagliente sia sperimentato solo in senso figurato, anche se è tagliente il vento di tramontana e pure una risposta che ferisce. Ci sono perfino dei vini definiti taglienti, ho provato ad assaggiarne uno avendo in mente questa parola e credo di aver capito che essa ha a che fare con una certa sensazione di ruvido che ti si forma in bocca. Poi, che ne so, forse mi sbaglio.
Il taglio è maschile.
Non mi faccio tagliare i capelli da una donna.
Potendo, ossia se sono in condizioni di volere e di intendere, non mi faccio operare da una donna chirurgo (e mi scuso con tutte le professioniste della sala operatoria).
Non conosco macellai femmina, al massimo le donne gestiscono il pollame.
Ho il sospetto che le grandi voragini di genere in mestieri nei quali le donne allignano da sempre, il cucito e il cucinare, siano dovute esattamente alla mascolinità del taglio, per cui abbiamo avuto secoli di grandi sarti e le donne hanno faticato a farsi spazio ed è di ieri l’altro, cerimonia dell’uscita della guida Michelin 2018, la polemica relativa a due chef donna (in francese diventano cheffe) che lavorano  in binomio in cucina con un uomo e che sono state semplicemente ignorate al momento della consegna dei premi.
Scandalo e risentimento.
Molte scuse.
Ma ormai la frittata era fatta e tutti l’hanno assaggiata pubblicamente.
Ci sono, come sempre, delle eccezioni, per cui Madeleine Vionnet, che è vissuta fra il 1876 e il 1975, morendo quasi dimenticata, è stata una virtuosa del taglio, oltre che una pioniera dell’ottima gestione dei dipendenti e dell’abito di sartoria prodotto industrialmente, quindi accessibile a un gran numero di donne.

Ma, appunto, la stiamo citando proprio perché è una figura isolata, soprattutto in quell’epoca, nel panorama generale.
È un paradosso, e non è l’unico: le donne, che stanno per tradizione con il filo in mano, passano in seconda posizione al momento in cui entriamo nella professione. E, ancora, pur abitando da secoli in cucina, esse sono costrette a lasciare il passo ai colleghi maschi quando parliamo di fare da mangiare ad alto livello.

Frédiani e Payany, Cheffes, 2019

Se volete sapere dove stanno tutte le eccezioni femminili, consultate il risultato di una bella indagine sul territorio, che trovate in questo libro.
Poi, è vero che un invito a cena ha un altro peso nella nostra esistenza rispetto a un taglio di capelli, che, se è sbagliato, ti reca danni per sei mesi e, non ne parliamo neppure, a confronto di un intervento chirurgico.

Anche in arte abbiamo la conferma della virilità del taglio.

Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas

Lucio Fontana, italiano ma nato in Argentina e inventore dello Spazialismo, quando decide di chiudere con la pittura, semplicemente, taglia la tela.
Questo gesto, che è definitivo, nel senso che la tela poi non la rattoppa, ci mette davanti a un’evidenza: si può fare pittura senza dipingere, semplicemente penetrando la superficie bianca.

Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attesa, 1965

Penso sempre al rumore che deve aver prodotto l’incisione, che è violenta, che ci dà accesso a quello che c’è oltre la superficie dell’opera e che, a vederla oggi, ci sembra di un’eleganza insuperabile, così essenziale com’è.
Così assoluta.
Così diversa e nuova.

Poi, che c’entra, anche Dora Maar, fotografa, musa e devota di Picasso («dopo Picasso, solo Dio»), ci sa fare con i tagli.
Quando c’è l’incontro fatale con il Maestro a Les Deaux Magots, come è noto, lei allarga una mano guantata di nero e fiori rosa sul tavolo e comincia a colpire fra le dita con un coltello, fino a che non sanguina.

Dora Maar

L’artista terribile rimarrà impressionato e seguirà una relazione devastante durata qualche anno, nel corso della quale lei si illuderà a momenti di poter formare con lui una coppia leggendaria, cosa che è anche vera, ma che è parziale, limitata nel tempo e comunque pagata a prezzo altissimo, visto che, dopo, Dora Maar si chiuderà per sempre in un lungo silenzio abitato dalla pittura, dalla psicoanalisi e dai ricordi, tutto un po’ troppo ossessivo e troppo poco vitale per una come lei, piena di talento.

Ma torniamo ai coltelli.
Che a me piacciono molto, anche se non sono una maniaca. Anzi, a dirla tutta, a me il maniaco di coltelli mi fa paura, così come mi fa paura il lanciatore di coltelli.
Ora vi mostro i miei coltelli prediletti, che ho fotografato sul vecchio tavolo di marmo della mia cucina.

I miei coltelli

Dunque, da sinistra:
1. Il mio Kitchen Surfer, che mi piace soprattutto per il nome e che utilizzo per preparare i cibi quando cucino. È un coltello forgiato, ovvero è un pezzo unico, lama e manico
2. Il mio Laguiole, che esce solo dopo le 18:00 e che ho prestato una sola volta in vita mia a un ospite su sua richiesta e ancora mi chiedo come ha fatto a convincermi
3. Il mio L’Econome, che ha sulla lama il logo della storica ditta, l’ombrello e che uso solo a colazione per la frutta. Sempre lavato a mano, ha il manico di legno molto provato dall’uso, cosa che lo rende ancora più bello
4. Il mio piccolo Wüsthof, taglientissimo, tedesco di nascita e che utilizzo quando mi serve un utensile agile e maneggevole
5. Il mio coltello zoppo, che mi è stato riparato come è stato possibile, con una vite diversa da quella originaria, in una delle più belle coltellerie di Roma, Dolcimascolo, il cui solo nome è tutto un programma.
Non ci sono i coltelli grandi, per esempio quello del pane, perché volevo mostrarvi quelli con i quali ho un rapporto intimo e poetico, che non ho con gli altri coltelli.

E termino questo primo episodio dedicato al sesso, o, se preferite, al genere delle posate, presentandovi Lee Miller.

Modella, musa dei Surrealisti, fotografa, di moda ma anche di guerra, bella, libera e moderna, una di quelle donne che cito sempre come alternativa a ciò che si vede in giro ai nostri giorni e che per me è un riferimento importante, un giorno fa uno schizzo di sé, molto ben vestita, inchiodata al muro da pugnali e osservata da un’altra donna elegante.
(Praticamente, il mio incubo del lanciatore di coltelli).

Lee Miller, Schizzo, 1930

Che cosa le è successo?
Niente.
Semplicemente, non ne può più. Lei, americana, di Parigi; di posare per delle fotografie; di amanti, fra i quali c’è anche Man Ray, che si innamorano di lei per quello che lei è e che poi non lo sopportano più e le tolgono il fiato e vogliono che lei cambi.
Sarebbe tornata a New York, allettata dal progetto di un suo studio personale a Manhattan, poi sarebbe rientrata in Europa, con un marito egiziano abbandonato presto per un altro uomo, con episodi che sanno di leggenda, una resistenza durante la guerra che oggi commuove, una capacità di passare attraverso la vita mantenendo la bellezza distaccata di uno sguardo che ha saputo venire a patti nel modo giusto con tutto, anche con i coltelli.

Interessanti, le donne, no?