L’INVENTARIO, 16. COME VENIRE BENE IN FOTO: LA COPPIA

Sir Peter Paul Rubens, Autoritratto con Isabella Brant, 1610

In linea di massima, nelle foto assomigliano tutti a degli ortaggi, in certi casi anche abusati: torsi di broccoli, carciofi, cavoli, non vado avanti perché altrimenti passo il segno.
Lo dicono tutti, l’amore è una cosa meravigliosa, ma poi bisogna saperlo ritrarre, non si può cadere in questa banalità inguardabile, qui c’è bisogno di artisti, qui c’è bisogno di storia dell’arte.

Dunque, seguitemi. Vi spiego come fare.

Lui è uno splendido.
Io, quando incontro gli splendidi, cerco di frequentarli.
Pure se sono morti.

Peter e Trilly

Ho sempre l’impressione che qualcosa del loro splendore mi resti attaccato addosso, mi sono fatta l’idea di una specie di polvere magica, sapete, un po’ come quando Peter Pan dà una bella sgrullata a Trilly per aiutare gli amici a volare.

E loro ci riescono.

Lui è uno brillante.
Io ogni tanto incontro qualcuno che si definisce tale, di solito non lo è e, soprattutto, lascia che te lo dicano gli altri.
Casomai.

Peter Paul Rubens, che poi chiamiamo Sir perché sarà nominato baronetto, è stato pittore, designer, diplomatico e ha avuto una bottega con circa cento collaboratori.  Era un uomo alto, attraente, con gli occhi che gli brillavano di passione, sempre sorridente, gentile e cortese.
Sarebbe anche diventato ricchissimo, cosa che non guasta e che conferma lo splendore.
Fu innamorato dell’Italia, dove fece un lungo e importante viaggio di formazione. Ritornò ad Anversa perché, quando era a Roma, e siamo agli inizi del ‘600, arrivò la notizia della grave malattia della madre.
Partì subito, ma, quando arrivò a destinazione, lei era morta.
Professionalmente, però, il tempo del rientro è perfetto: la città, che è stata un importante centro di commerci e di scambi, è appena tornata al Cattolicesimo e cerca di riappropriarsi della sua antica gloria.
Si tornano a decorare le chiese, le commissioni fioriscono.
Lui ha trentatré anni e il mondo a portata di mano.

A questo punto gli serve una moglie.
Isabella Brant è quello che ci vuole, è bella e di ottima famiglia.
Qui lei ha diciotto anni e questa è la loro presentazione come coppia.
Vediamo insieme come possiamo ispirarci per venire bene in fotografia.

Il dipinto si intitola anche Il pergolato di caprifoglio, perché i due si sono fermati durante una passeggiata sotto questo rampicante, che, fra l’altro, fornisce uno sfondo naturalistico, contro il quale risalta l’eleganza urbana di entrambi.
Peter Paul e Isabella ci guardano.
Lui siede a sinistra e indossa un cappello alto, un farsetto con collo di merletto e calzoni a sbuffo; lei porta un cappello più appuntito, la gorgiera e un corsetto sostenuto da stecche rigide.
Le stoffe sono ricche, preziose, abbondanti, descritte dall’artista in tutto il loro peso e il loro scintillio.
Sono entrambi alla moda, si rappresentano, cioè, esattamente nell’aria del tempo.
Ma a noi interessano i sentimenti, quindi andiamo a occuparci del loro atteggiamento.

Lui siede un po’ più in alto di lei, in una posizione di dominio, sì, ma anche di protezione. Ha la spada, che ci dice che lui è un cavaliere aristocratico ma che, centrale com’è, serve anche per stabilire un aplomb. Ne vediamo l’elsa, sulla quale lui ha messo la mano sinistra.
Lui porge a lei la mano destra, in effetti le loro due mani destre si incontrano. Lei è appoggiata, morbidamente.
In questo gesto c’è un legame ufficiale, ma c’è anche altro: per esempio c’è fiducia, c’è abbandono, ci sono complicità e contatto.
Lei, in questo suo sorgere come un fiore dalla corolla della gonna che fa tante pieghe a terra, è spettacolare.
È composta, eppure abbandonata, riservata, eppure esposta.
Lui si è messo in scena con le labbra semiaperte, come se stesse per iniziare un discorso. Il nostro Bernini, principe del Barocco, attribuiva molta importanza a questo atteggiamento della bocca.

Gian Lorenzo Bernini, Busti del Cardinale Scipione Borghese, 1632, part.

Vi faccio vedere alcuni dettagli dei ritratti da lui fatti al cardinale Scipione Borghese, che ci sono molto utili in questo senso.

Non stupisce che Rubens, la figura più importante del Barocco nord europeo, avesse intrapreso il medesimo percorso.

Lui è un uomo ambizioso, desiderante e carnale, tutto in lui ce lo rivela.
È fisicamente forte, non un moscardino, molto nordico per i colori, dalle nostre parti deve aver fatto una ben esotica figura.
Lui è un uomo anche forte d’animo, ha avuto dalla sorte il dono dell’equilibrio morale, inoltre si è nutrito degli Antichi, quindi ha trovato la giusta misura fra le passioni e la lucidità intellettuale.
Praticamente, un marito perfetto: bello, giovane, ricco, innamorato, felice e capace di rendere felice una donna, anche in possesso di una strabiliante capacità lavorativa, altrimenti come avrebbe potuto condurre due carriere parallele, quella di diplomatico e quella di pittore.
Grande lavoratore, sì, ma non uno stressato che la sera rientra e si accascia davanti alla televisione, come fanno i mariti grandi lavoratori normalmente.

Ma che vogliamo farci, uno così mica nasce tutti i giorni.

Il matrimonio di Rubens fu felice e durò fino a che la sposa non morì, trentacinquenne, di peste.
Se volete sapere come andò a finire, ve lo racconto volentieri.
Lui trascorse quattro anni di celibato, apprezzando parecchio, pare, quella che chiamava la sua «pretiosa libertà».
Poi si decise a prendere di nuovo una «moglie giovine di parenti onesti», stando bene attento a fuggire la superbia dell’aristocrazia, che non gradiva.
La scelta cade su Hélène Fourment, sedicenne, cugina di Isabella, dunque, di sicura provenienza.

Per capire la qualità della loro relazione amorosa, basta un dipinto,
quello che ritrae la giovane donna, all’epoca ventiduenne, con addosso solo un soprabito di pelliccia.

Sir Peter Paul Rubens, Hélène Fourment in pelliccia, 1636

Opera privata, quindi, allusiva, intima, diciamo pure, da camera da letto.
Ammetto di aver impiegato anni a mandare giù tutta la carne che hanno addosso le donne di Rubens.
Ma ci sono riuscita e vado fiera della mia acquisita capacità di apprezzarle.
Vi invito a fare altrettanto, ma forse non ce n’è bisogno perché voi le trovate attraenti proprio per questo.

In ogni caso, quando vi prendete in fotografia in coppia o quando fotografate una persona che volete presentare al mondo, ricordatevi di questa lezione, straordinaria.
Compostezza ed eleganza, che si aprono in ben altre suggestioni e suggerimenti appena varcata la soglia di casa.
Anche se forse, le foto più intime, quelle, è meglio tenerle per sé.
L’amore è una cosa meravigliosa, ma fragile e pure bizzarra, quindi, non si sa mai che sta per succedere.
E il mondo gradisce questi racconti con un po’ di distacco, diciamo dopo, almeno,  qualche centinaio di anni.

2 Comments

Aggiungi il tuo →

  1. ❤ sempre attuale,anche raccontandoci del passato.
    Bravissima

    • Rosella Gallo

      10 agosto 2019 — 7:43

      Squisita, gentilissima. Cinzia, grazie della lettura e del commento. Credo che il passato serva «anche» a questo e sono sicura che tu sia d’accordo. Un caro saluto, riconoscente

Lascia un commento

11 − 2 =