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LA FANCIULLA E IL PUTTANIERE

Fleur Bleue, da La Botanique de Jean-Jacques Rousseau

Ero fatto per esserti fedele
ma tu mi sei passata davanti
come un treno che non ferma
così lo scambio mi ha deviato sul binario
dei traditori e dei puttanieri
(Michele Mari, Cento  poesie d’amore a LadyHawke)

Quadro I. – Pinkerton e Butterfly. Di loro non mi interessa che lui sia un giovane tenente americano, rapace e portatore di un «facile vangelo» e che lei sia una giapponesina di quindici anni, che viene da una famiglia che ha subito un rovescio di fortuna.
Di loro mi interessa la notte di nozze, il brano più sensuale mai composto.
Lei ci crede. Ma ci crede pure lui. Lo dice il libretto, ovvero le parole, ovvero la sceneggiatura, ma lo dice anche la musica.
Insomma, non è come nella Turandot in cui lei a un certo punto dice una cosa e ne vuole intendere un’altra ed è la musica a rivelarcelo.
E come si fa a capire: a orecchio. Oppure con l’esperienza. O, meglio, a istinto, l’istinto di solito non sbaglia.
Finirà tragicamente, con lei suicida e lui che era tornato a trovarla dopo anni e in compagnia di un’altra.
Che cosa è successo. Quello che ogni tanto succede: che ci credevano entrambi, poi lei ha continuato a crederci e lui non ci ha creduto più.

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SOSTIENE MONTALE

 

Il mio calzante Made in Scotland

I Meridiani non mi piacciono.
Ne ho solo due, uno dei quali, quello con una raccolta di saggi di Roberto Longhi, mi fu regalato da mia madre nel suo ultimo Natale.
Dunque, avevo da poco cominciato l’università e mi ricordo che il volume mi sembrò bellissimo.
Adesso ho cambiato idea.
Non mi piacciono i libri-strenna,  sono troppo leccati e comunque i Meridiani, nati nel 1969, si capisce al volo che sono i cugini poveri della Bibliothèque de la Pléiade, i cui primi volumi uscirono nel 1923.
E comunque non mi piace neanche la Pléiade e ho di essa un solo esemplare, Rimbaud Oeuvres complètes, che mi sono comprata non ricordo perché e che è quasi intatto.
Nel senso che io sto continuamente su Rimbaud, ma uso praticamente sempre l’edizione della Feltrinelli, Universale Economica.
Io leggo sempre con qualcosa in mano, non riesco a leggere senza una matita e talvolta pure con l’evidenziatore e con Rimbaud quasi mi intenerisce che tutte le mie annotazioni siano sulla traduzione, ce l’ho da quando avevo quindici anni e per riuscire a leggerlo in francese ho dovuto aspettare parecchio.
Insomma, le mie note da ragazza superano ampiamente quelle di me adulta.
E annotare qualcosa su le papier indien che sta in una rilegatura in pelle con impressioni in oro, come nel caso della Pléiade, francamente mi fa fatica, non dico che mi sembra un sacrilegio, dico che le note le scrivo meglio altrove.

Ma dicevamo, il Meridiano numero due.

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TUONI, FENOMENI E ALTRE TEMPESTE

Capitaine Archibald Haddock

L’ennui n’est plus mon amour
La noia non è più il mio amore
(Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno)

L’altro giorno uno mi ha dato della fenomena.
Io gli avevo dato del cretino.
Insomma, non così chiaramente. Gli avevo detto che una persona cretina fa domande cretine e che lui faceva domande cretine.
Il passaggio successivo avrebbe fatto della mia dichiarazione un sillogismo.
Però la faccenda della fenomena mi aveva stuzzicata e allora sono saltata su e ho detto che no, io ero Tonnerre de Brest e che Phénomène stava nei guai.
Dai quali, comunque, sarebbe uscita e siccome lei alla Stagione 5 avrebbe cominciato a chiamarsi Rocambole, Phénomène ci sarei diventata io.

Quello ha pensato che mi avevano dimessa dall’ospedale psichiatrico perché incurabile e io ho raggiunto il mio scopo: quello di togliermi dai piedi uno che mi faceva domande.

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LA PROPRIETÀ COMMUTATIVA DEI SENTIMENTI

Trash

Come una scossa sismica.
Ieri alle 19:40 il mio blog ha registrato un numero di visite inaudito.
I dati cui ho accesso sono solo parzialmente in chiaro, però si capiva che non era accaduto l’equivalente digitale di un tasto della tastiera incastrato che ripete se stesso.
Gli accessi arrivavano da località plausibili, Browser e OS erano normali, solo, la provenienza, tutta da Google not provided.
Va’ a sapere.
Comunque, una sensazione di grande vitalità.
E dire che avevo un dispiacere e che avevo assistito a una scena terribile, quindi ero mortificata e scioccata.
Ma ho dato un’occhiata a sera tardi all’analisi dei dati e stamattina me li sono studiati a mente fresca.
E ora lasciamo perdere il dispiacere e parliamo della scena terribile.
Per quanto terribile, più interessante del dispiacere in sé, molto banale.

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EFFETTO SERIE

Le Bureau des Légendes: l’incontro fra Malotru e Nadia

Sono dei veri professionisti, quindi non mi sono accorta di niente.
Da quando sono diventata anch’io un’infiltrata con lo pseudonimo di Tonnerre de Brest,  loro mi sorvegliano.
Fanno i turni sotto casa mia, mi hanno inserito una trasmittente nella carta di credito e una nella batteria del telefono.
Pure se il telefono lo spengo, cosa che faccio una sola volta a settimana, loro sanno dove sto perché c’è una batteria supplementare nella trasmittente, che dura pure parecchio.
Sanno tutto di me, nella Sala crisi, un nome geniale, certi periodi ci si potrebbe vivere infiltrati dentro giorno e notte, ascoltano le mie telefonate e leggono in simultanea i miei WhatsApp.
E fanno pure i commenti.
Posso immaginarli.
Fra poco si faranno vivi per istruirmi e a quel punto avrà inizio la mia nuova vita.
Organizzeranno un falso rapimento per vedere quanto resisto prima di spifferare tutto. Pochissimo, diciamo più o meno quattro minuti e mezzo, sono una loquace e vivo di parole.
Anche se non devono prendere troppo sul serio quello che dirò perché la prima cosa che ho imparato da loro è: mentire.
Sempre e comunque, in primo luogo con se stessi.

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IL PARADOSSO DEI PARASENTIMENTI

Se i miei studenti capirono che cos’era la parafilia, certamente voi capirete che cosa sono i parasentimenti.
In aula ci arrivò una signorina, che si illuminò e disse: «È come la parafarmacia».
Esempio calzante.
Se qui la parafilia poco ci interessa, ci interessano però i parasentimenti.
La paternità (d’accordo, la maternità) della parola non è mia e me ne dolgo. Essa è di un pilota di non mi ricordo quale formula, che così indicava tutti i suoi molteplici affari di cuore.
Almeno, io me li immaginavo numerosi, ma non ho approfondito e non so altro.
Comunque, quando chiesi al pilota dei suggerimenti per parcheggiare meglio, lui si mise a ridere e mi disse che lui non parcheggiava mai.
Avrebbe potuto darmi, quelli sì, consigli per mandare la macchina a 250 km/h.
Cosa che poco mi interessava.
Il dialogo finì lì ma io mi appropriai della parola e del concetto.

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LA PUZZA DELLA VITA

…Ce so’ certe donne, no, che puzzano, de che? boh! de donna! e co’ ‘sta puzza de donna te fanno arrazzà!…A me», proclamò, «m’arrazza tutta la puzza della vita!!»

Elsa Morante, La Storia

Il più è fatto.
Dovevo trovarmi un nome e il nome me lo sono trovato.
Per trovare un nome, per primo lo ha detto Guido Ceronetti, non devi metterti a pensare, perché il nome viene da solo.
Ma stavolta ho fatto una piccola riflessione. Sarà che i nomi degli altri facevano risuonare qualcosa in me, sapete quando uno dice ma io questo l’ho già sentito.

Infatti.

Malotru (= mascalzone); Phénomène (non traduco); Moule à Gaufres (=stampo per wafer); Cyclone (vedi prima); Escogriffe (mano di velluto); Bachi-bouzouk (=soldato dell’esercito ottomano).
Vi ho elencato i nomi degli infiltrati.
E mi voglio infiltrare pure io.
E per infiltrarmi ho bisogno di un nome.

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STREET MOOD

Mai fidarsi.
L’altro giorno ho sbagliato Episodio.
Me ne sono accorta quando sono andata a vedere il numero 8 e ho capito che lo avevo già visto.
Da lì ho dedotto che avevo saltato il 7.
La colpa è del lettore, che fino alla serie precedente, quella dei becchini di Los Angeles, che ho rivisto a metà, sapeva da che parte cominciare e si ricordava dove ero arrivata.
Siccome la cosa funzionava, avevo smesso di mettere un Post-it sulla copertina del cofanetto con un appunto.
Sono una persona ben organizzata e poi conosco il senso del dove eravamo rimasti.
E uso molti segnalibri.
Ma come ho fatto a non accorgermene.
E che ne so. La trama è talmente intricata che non è che riesca a seguire tutto, anzi, dopo ogni episodio vado a leggermi qualcosa per capire quello che ho visto.
Perché, voi capite tutto della vita?
Io, no.
Spesso, per quanti sforzi faccia per decifrare i fatti e i sentimenti, la mia confusione è totale.
Quindi, figuriamoci una serie.
Che è come la vita, ma in meglio.

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IL METEO SPIEGATO DA IRINA

Ancora non ho capito se è un sito, un’app o altro.
Ma ci prende.
Un certo numero di volte, nel corso della mattinata, Irina molla lo spazzolone, o il tubo dell’aspirapolvere, o lo straccio, o il flacone del Cif liquido e mi dice: «Alle 11:05 piove. Guarda».
E mi mostra sul telefono una schermata con il disegnetto di una nuvola nera carica di lampi e di acqua.
È probabile che alle 11:05 piova. Non sempre, questo va chiarito. Ma più spesso di quanto non piova o faccia bello a detta di altre app o altri siti meteo.
Con Irina parliamo molto di uomini e di bucati, che in fondo sono argomenti simili: fanno parte della vita e talvolta ti creano problemi, vuoi per le paturnie, le loro e quelle che ti procurano, vuoi per le macchie di vino rosso.
Il meteo è un altro argomento molto affrontato.
Una volta ho provato a spiegare a Irina che parlare del tempo è un modo ottimo per non parlare di altro e che ci sono intere culture che praticamente parlano solo di quello.
Tu vai a Londra e lo capisci al volo.

Resta che lei non ha idea di dove stia Londra e che il mappamondo che sta sopra una delle librerie del mio studio, e che le mostro per spiegarle i luoghi e le distanze, per lei è e rimane lettera morta.
A lei interessa solo se piove o se fa bello.
«Quindi, se esci, togli prima i panni. Oppure li tolgo io alle 11:05, prima che si bagnino».

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L’INFILTRAZIONE DEI SENTIMENTI

La casa-atelier di Malotru, il protagonista

Guardate che vi hanno ingannato.
Vi hanno raccontato cose che non esistevano.
Vi hanno dato spiegazioni insensate.
Vi hanno consolato inutilmente.
Un’intuizione, del resto, io ce l’avevo avuta. Tempo fa, davanti a uno che non capivo che mestiere facesse.
Ora, se uno si presenta e ti dice faccio l’avvocato e sono penalista, tu capisci che quello lavora con gente che sta al gabbio e che ha cose di sapore forte da raccontarti.
Capisci che quello porta le casse al mercato all’alba; che quell’altro gira i barattoli di pomodoro dalla parte dell’etichetta al supermercato; che quello vende telefoni; che quell’altro insegna, cioè spiega le cose che sa, e certe volte pure quelle che non sa, a ragazzini di età diverse.
Eccetera.
Ma quello che si presenta come marketer, nella sostanza, che fa.
E quello che organizza eventi.
E quell’altro che sta nella comunicazione.
E lo psicologo, al quale la gente dà dei soldi per parlare e quello di solito non è che capisca del tutto quello che gli stai dicendo.

Tutte menzogne.
Non è vero niente.

Ma non è come pensate voi.
O come vi hanno fatto credere che fosse.
Mica ci voleva tanto a capirlo.

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