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IL PROFUMO DEL NATALE

Adolf Hohenstein, Scene per La Bohème, Puccini, Quartiere Latino, Natale

Mentre il Quartiere Latino le sue vie /Addobba di salsicce e leccornie? / Mentre un olezzo di frittelle imbalsama / Le vecchie strade? È il dì della vigilia!  / Là le ragazze cantano contente / Ed han per eco ognuna uno studente!  

Puccini, Illica & Giacosa, La Bohème, Quadro Primo

Kamal è del Bangladesh. Ha pure in testa il topi, simbolo di orgoglio nazionale.
Kamal è del Bangladesh, quindi che gliene importa del Natale.
Cortese, sorridente.
Avrei dovuto diffidare.
La settimana santa, no, mi sbaglio, siamo nell’avvento, è cominciata con la lavatrice rotta, la cucina allagata, il messaggio che ho mandato al mio tecnico alle 00:08 con su scritto abbia pazienza e compassione: è un’emergenza.
Avrei dovuto diffidare.
Perché il suo ultimo accesso WhatsApp risaliva al 17 dicembre alle 16:17 ed è rimasta una sola spunta tutta la notte.
È in ferie? In viaggio di nozze?
Ho saputo la mattina dopo che non lavorava più per quella ditta. Anzi, che la ditta non si occupava più della mia lavatrice, adesso si chiama direttamente Bolzano, lì c’è il centro smistamento.
Nel senso che poi mi mandano un tecnico dal Sud Tirolo.
Ma se vi ho appena detto che è urgente.

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IL LENZUOL PRODIGO

Giovan Battista Tiepolo, I venti, Palazzo Labia, Venezia, 1750

Solstizio d’inverno.
E un vento da cani.
Penso però, niente male, se asciugo il bucato porto domani mattina le lenzuola a stirare dalla signora Anna qui sotto e tengo un po’ il ritmo.
Dunque, prima di mettermi alla scrivania a preparare una lezione, stendo.
Ma stendo con cura, le cose piccole con quattro mollette, gli asciugamani, per lungo, così non sbattono contro il muro.
Il lenzuolo con almeno dodici mollette.
Già assaporo il guardaroba tutto a posto anche per Natale.
Devo stare attenta alla persiana, che va per suo conto, penso non è che mi viene addosso e mi fa male.
Tu pensa che Natale.

Stendo e mi metto a farmi i fatti miei.
Controllo ogni quarto d’ora perché il vento, si sa, inquieta.

Fra un quarto d’ora e l’altro, la visione: il filo del bucato è praticamente vuoto, garriscono al vento, sole, due federe.

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ROMA, NATALE 2019

Arnolfo di Cambio, Presepe di S. Maria Maggiore, part.

Dal buio alla luce. Il solstizio d’inverno nel 2019  è il 22 dicembre, per la precisione esso accade alle ore 4:19 italiane.

Il buio. A Roma il giorno dura 9 ore e 7 minuti. Il sole si leva alle 7:35 e tramonta alle 16:42.
Siamo, dunque, nella giornata più corta dell’anno. Ha inizio l’inverno ma c’è già nell’aria una promessa di luce, infatti il buio torna sui suoi passi e le giornate già si allungano.
Questa evidenza porta con sé da millenni una serie di celebrazioni e di feste, una delle quali è il Natale.
E di questo Natale a Roma noi ci andiamo a occupare, con una serie di tappe che fanno l’itinerario di una lezione, tappe che si possono ripercorrere se si sarà stati in aula, oppure toccare per proprio conto, in un viaggio che dal buio porta alla luce e che ci conduce fino alla conclusione dell’anno.

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ANTROPOLOGIA DEL REGALO DI NATALE

— Natale non sembrerà Natale senza regali — brontolò Jo sdraiata sul tappeto.
— È terribile essere poveri — sospirò Meg, guardando il suo vecchio abito.
— Non penso che sia giusto che alcune ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre non abbiano niente — aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso.
— Abbiamo però Papà e  Mamma, e noi — disse Beth, contenta dal suo angolo.

(Louisa May Alcott, Piccole donne)

Entro nello studio del mio oculista e la prima cosa che noto è un pacco dono abbandonato sul davanzale della finestra.
Guardo: il mio istinto ha visto giusto (ammesso che un istinto possa vedere diversamente) e ha scelto il verbo.
Dentro la scatola, un pandoro e uno spumante dolce.
Scambio due chiacchiere con il destinatario, contrariato, beh, che c’è che non va.
«Niente, solo che lo scorso anno mi avevano regalato un Ferrari».
Insomma, una caduta nell’abisso. Passiamo da un’ottima bollicina al dolce infantile di chi non ama i canditi e l’uvetta e alla bottiglia ordinaria.

Meglio sarebbe stato niente?
E perché. C’è sempre la segretaria, c’è il portinaio e, volendo, possiamo chiamare il gesto generosità pelosa, sorella della medesima carità che, leggo, viene da qualcuno che ha «il pelo sul cuore (o sullo stomaco)», ovvero che è cinico e senza scrupoli, avendo organi così sensibili foderati, quindi ben protetti dai dubbi.
Quanti peli a Natale, eh.

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LA PERSECUZIONE DEL BAMBINO GRASSO

Semel in anno, quello significa.
Una sola volta l’anno.
E poi dice in anno, mica in settimana, oppure in giorno.
Quindi, solo una sola volta l’anno è lecito andare a letto senza struccarsi.
Tutte le altre notti, pure se ha ballato sui tavoli di un locale fino all’alba, oppure ha lavorato perché era di turno, o è stata magnetizzata dalle pagine di un romanzo o da un uomo meglio (peggio) di Romeo, che proprio non si decide ad andarsene («I would I were thy bird», W. Shakespeare, Romeo and Juliet, 2, 2. Esplicito, il ragazzo), una donna, prima di appoggiare il capo sul cuscino, deve procedere a quell’operazione che si chiama struccatura.
Complessa, lunga, fondamentale per mantenere sana la pelle.

Baudelaire ha scritto un bellissimo Eloge du maquillage.
All’elogio del démaquillage, ci penso io.

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DELL’OTTIMISMO E DI CHI CE L’HA

 

Ieri ho messo la sveglia alle 5:30.
L’ora era infame per due motivi sostanziali: perché era notte fonda e perché alla radio c’era solo una replica di una trasmissione di scienze e non c’era nemmeno un umano a dirti buongiorno.
Avevo un impegno di lavoro presto e i tempi della mia preparazione mattutina si attestano fra quelli di Napoleone quando stava a Sant’Elena, due ore e mezza e quelli di Victoria Beckham,  quattro ore.
Escludo che l’Imperatore tenuto al confino in mezzo al nulla si comportasse nel medesimo modo quando stava sul campo di battaglia e dormiva in un lettuccio di ferro, ma non ho notizie certe.
Di Victoria Beckham non so altro, comunque, la capisco.
Lei vuole uscire di casa in forma e io lo stesso.

La conseguenza della levataccia è stata che alle ore 11:00 avevamo finito e un mio squisito amico e collega, pure con una bella macchina nuova, mi depositava a piazzale Flaminio.
Praticamente mettevo piede a piazza del Popolo, la mia piazza prediletta, passando come sempre sotto la Porta, proprio come fece Goethe arrivando dalle mie parti, con quattro ore di anticipo rispetto alla mia lezione delle 15:00.

Quando si dice, il décalage e tutte le sue conseguenze.

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FENOMENOLOGIA DELLA DOMESTICA, 6: dove sono gli uomini? DULCIS IN FUNDO, 2

Ildebrando D’Arcangelo, Don Giovanni, a sinistra e Erwin Schrott, Leporello, Mozart/Da Ponte, Don Giovanni

La nobiltà ha dipinta  negli occhi l’onestà
(Mozart/Da Ponte, Don Giovanni)

Gli uomini, dipende da quando li incontri
Non so se sia quella cosa che si chiama tempistica. Non è un calcolo semplice, dipende da loro e da te, cioè dalla fase della vita nella quale stanno loro e dalla fase della vita nella quale stai tu.
Ne parlavo l’altro giorno con una cassiera del supermercato che, durante la pausa, prendeva il caffè al tavolo del bar con uno dei ragazzi.
Avevo fatto la spesa e mi sono fermata a salutarli.
Lei diceva che lui le sembrava suo figlio, io dicevo che a me sembrava un uomo giovane, certo, ma adulto, insomma, lui non suscitava in me nessun sentimento materno.
Il giovane uomo adulto (trentuno anni) ci guardava un po’ imbarazzato e un po’ incuriosito. Non so se aveva voglia di squagliarsi o di stare a vedere dove saremmo andate a parare.
Io ho fatto tutto un ragionamento secondo il quale ci sono uomini che una donna dovrebbe cogliere il più presto possibile, perché poi si guastano.
Altri che, invece, acquisiscono spessore con il tempo.
E poi dipende dalla fase esistenziale nella quale sta una donna.
In tutto questo, ha ragione il mio medico di riferimento, che usa spesso metafore e paragoni e che una volta mi ha parlato del tè, ovvero di un’infusione, che ha un sapore diverso a seconda di quando lo bevi.
Per esempio, quello che prendo io la mattina, sempre il medesimo perché sono una persona abitudinaria, sta in infusione quattro minuti.
Misurati con il timer che poi fa clic e suona.
Come dice il mio medico, se tu bevi il tuo tè troppo presto, non sa di niente.
Se aspetti troppo, diventa amaro perché il tannino è uscito fuori.
Ma sempre del medesimo tè si tratta.
Pure certe persone diventano amare se aspetti troppo. E un attimo prima erano insipide, dunque, imbevibili.
E sempre delle stesse persone si tratta.

Comunque, con tutti i calcoli e tutta la tempistica possibili, valutando tutto, troppo presto, troppo tardi, il momento è propizio, anzi, non lo è per niente, vi dico che io non ho mai incontrato in nessuna fase della vita mia o della vita sua e in nessuna età, né mia né sua, un uomo come Don Giovanni.

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FENOMENOLOGIA DELLA DOMESTICA, 5: dove sono gli uomini? DULCIS IN FUNDO, 1

Gustave Caillebotte, Le déjeuner, 1876

Uno dice e che ci vuole.
Beh, insomma.
Per prima cosa, il treno.
Un espresso che sembrava quello sul quale mia madre caricava alla fine della scuola i tre figli per portarli nel Piemonte natale perché lavassero nei fossi che abbondavano da quelle parti l’eventuale accento romanesco, come se là parlassero meglio, con tutte quelle e aperte, il Gigi e la Gabriella, andiamo, su, però c’erano i conigli nella stalla della cascina del nonno, e le galline che facevano le uova.
E poi c’era la bicicletta.
Comunque, ciao neh.
Dicevo, l’espresso. Che secondo me era rimasto quello, la linea corrisponde.
Solo che io mi fermavo prima e scendevo a Massa.
Scendevo a Massa perché un anno ho insegnato all’Accademia di Carrara.
Uno dice Massa-Carrara.
E che ci vuole.
Ci vuole che fra Massa e Carrara ci sono sette chilometri e che non c’era nessun mezzo per farli.
Un collega mi dette un consiglio: «Tu ti porti la macchina alla stazione di Massa e fai avanti e indietro».
L’unico problema era che poi sarei rimasta senza macchina a Roma.
E che ci vuole.

Fatto sta che non seguii il consiglio.

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FENOMENOLOGIA DELLA DOMESTICA, 4: dove sono gli uomini? seconda parte

James Bond e Oddjob in Goldfinger, 1964

Il guardaroba maschile è difficile da cambiare perché esso si iscrive nel reale. Si spiega, ha un senso, corrisponde a dei bisogni. Il jeans è un vestito da lavoro. L’abito intero è stato per molto tempo la tenuta della rispettabilità, in senso largo. Ma è stato rimpiazzato negli open spaces da altre uniformi, come jeans-baskets. Oggi un uomo porta un abito intero nei momenti di fragilità, come per meglio affermarsi: durante un colloquio di lavoro, davanti a un giudice.
Ma più che la rimessa in discussione del maschile, ci si può anche leggere la ricerca del confort.

Marc Beaugé, direttore di redazione della rivista di moda maschile L’Etiquette

Se non ce ne fossimo accorti, gli uomini indossano tutti un’uniforme, cosa che li rende riconoscibili al volo, basta saper guardare.
Il creativo, il giurista, il commerciante, l’intellettuale, l’artista, lo scienziato, il ladro di polli.
E ciò diversamente dalle donne, che confondono le tracce, per cui, per esempio, un paio di giorni fa sono andata a farmi visitare da una signora con una pettinatura spiritosa, i tacchi troppo alti per la mattina e una maglia in lurex: che poi fosse un medico, lo si capiva solo per dove stava.
Nemmeno un camice a salvare il salvabile.

Poi dice che uno ha dei dubbi.
Pure sulla diagnosi.

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FENOMENOLOGIA DELLA DOMESTICA, 3: DOVE SONO GLI UOMINI? prima parte

Mandrake e Lothar

«Che cosa comporta, esattamente, essere un uomo, uno vero? Repressione delle emozioni. Far tacere la propria sensibilità. Avere vergogna della propria delicatezza, della propria vulnerabilità…Non domandare aiuto. Dover essere coraggioso…Dare prova d’aggressività. Riuscire socialmente, per pagarsi le donne migliori…».
Se lo dice lei, Virginie Despentes, scrittrice e punk, avrà ragione. Ho un po’ pulito queste sue dichiarazioni, anche perché di altro, come, per esempio, di dimensioni e capacità performative, lascio discutere lei, omosessuale e femminista, che avrà senz’altro fatto l’esperienza di ciò di cui parla.
Siamo in King Kong théorie, e siamo ai nostri giorni.
Ma che relazione hanno gli uomini fra di loro quando la storia li porta a essere uno padrone e l’altro servo?

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