Page 2 of 27

IL FERRO CALDO

Un. Certe date sì, che sono importanti per una donna.
Non lo facevo dallo scorso 10 dicembre.
Santocielo, l’anno passato.
Ma tutti i conti tornano.
A marzo stavamo in confinamento.
E poi c’è stata la riapertura e l’affollarsi e la difficoltà a trovare uno spazio.
Insomma, è finita che sono riuscita a farlo il 3 luglio scorso alle ore 13:00.
Il trattamento è in sé qualcosa di esoterico.
Devi farlo distanziandolo da tutto il resto, poi vai lì e cominci a sottoporti a tutti i passaggi e poi uno ti dice il bagno di colore che abbiamo fatto la settimana scorsa guarda come è uscito fuori e l’altro ah, che meraviglia, guarda quanto sono lucidi e come brillano.
E in effetti uno (una) si guarda allo specchio e pensa «Però».
Non ne potevo più, a niente serviva il phon superprofessionale e a niente servivano le piastre: tu fai il trattamento dal parrucchiere, sei entrata che stavi tutta sbilenca ed esci che sei una meraviglia.

Continua a leggere

DEL COMPUTER COME ELETTRODOMESTICO

Voi avete la lavastoviglie?
Se non ce l’avete, potete leggermi ugualmente.
Se però ce l’avete, leggetemi sul serio.
Vi chiedo se la usate.
Se usate la lavastoviglie.
Sì, perché spesso mi sento dire ma a che ti serve; io la uso solo per metterci i piatti, quelli che non uso; la mia è rotta e ancora non ho trovato il tempo per chiamare il tecnico.
Non hai trovato il tempo.
Laddove io, quando ne ho bisogno, comincio letteralmente a circuirlo, il tecnico, appena lui viene a casa mia mandato dalla ditta, io lo aggancio, riesco a farmi dare il suo numero privato, gli dico quelle cose alle quali gli uomini sono così sensibili, lei mica vorrà lasciarmi in questo stato, lei sì, che sa come fare felice una donna.
Il fatto è che io la uso, la lavastoviglie.
Ce l’ho e la utilizzo.

Continua a leggere

ONLY FOR COOL GIRLS

Scatole e scatoline,
con scrigni e cassettine,
che i bei tesor nascondono
sacri alla dèa d’amor…
L. Balocchi / G. Rossini, Il viaggio a Reims, 1825

Una volta a Napoli ho fatto fare per gli esami un manufatto dedicato al packaging.
Manufatto perché quegli studenti lì sono più bravi con le mani che con le parole.
Packaging perché continuava a sorprendermi che in una città così grande sopravvivessero pratiche altrove completamente dimenticate.

Pizza a portafoglio

Fra le più evidenti, il centro storico pieno di negozietti di alimentari, a Roma quasi impossibili da trovare nella medesima collocazione e una serie di tecniche di incarto che andavano dalla pizza a portafoglio, ovvero piegata in modo tale che tu a un certo punto ti mangiavi per forza di cose pure la carta, al cuoppo con dentro il fritto.

Continua a leggere

DI QUELLO DELL’OPERA E DI ALTRI FANTASMI

Sing once again with me our strange duet
My power over you grows stronger yet

1/4. A dirla tutta, il primo sentimento che suscita in me non è esattamente il ribrezzo.
Trentacinque anni; ancora due centimetri e arriva a un metro e novanta; voce bellissima; indossa mantello, guanti e regala fiori, sempre e solo una rosa rossa; infinitamente atletico, salta giù da tombe innevate e da macchine teatrali che sembrano uscite dalla mente pazza di Piranesi; tira di spada che è una meraviglia; abita in sotterranei infilandoti nei quali non è che non capisci che stai andando incontro all’avventura; esige che gli venga lasciato per intero un palco all’Opera, sempre il medesimo: il numero 5.
Insomma, a farla breve, se il Fantasma vuole rapirmi e portarmi laggiù dove vive lui e darmi lezioni di musica a lume di candela, io ci sto.
E il fatto che abbia mezza faccia deturpata, con la maschera manco si nota tanto.

Ma procediamo con ordine.

Continua a leggere

SENTI L’ESTATE CHE TORNA

Mino Delle Site, Estate in Italia, 1952

Solstizio d’estate 2020: 20 giugno ore 23:43

ore 15:25. Mi sono comprata dei dentifrici fantastici. È una confezione da tre, sono piccoli, 25 ml, ho provato anche la confezione grande ma non mi piace il tappo.
Per me il tappo del dentifricio deve essere a vite, altrimenti come te lo perdi.
Le confezioni piccole hanno il tappo a vite. Quelle grandi, no.
I dentifrici si chiamano: Villa Noacarlina, menta & cannella; Back to Pampelonne, mango & menta; Tropical Crush, menta, ananas & rooibos, quest’ultimo è un tè rosso africano.
Siccome questa marca mi sembrava troppo estetizzante, ho chiesto al mio odontoiatra.
Caschi bene.
Lui i dentifrici li colleziona, quello che gli avevo portato perché leggesse gli ingredienti era alla liquirizia, quando l’ha visto ha fatto un salto, non lo conosceva e la liquirizia gli piace tantissimo.
Risultato: mi ha detto che potevo lavarmi i denti con quello che mi pareva e, appena ho potuto, gli ho regalato una confezione di Une piscine à Antibes.
Chi ha detto che a fare toletta non si deve estetizzare.

Continua a leggere

DIALOGHI

Andreas Gursky, 99 Cent, 1999

«Massimiliano».
Si chiamano tutti Massimiliano.
Il mio parrucchiere.
Il mio unico nipote (carinissimo).
Il direttore del supermercato.
La colpa è di quella e sottolineo se. È stata lei per prima a chiamare il figlio Massimiliano.
Comunque questo Massimiliano qui è il direttore del supermercato.
Io  vedo lui, sta da solo a sistemare i barattoli di marmellata.
Mi dico adesso vado a farci due chiacchiere.
Lui vede me e comincia a battere con l’indice sul polso e mi fa: «È un po’ che non ci vediamo, mica va bene».
«Sono venuta quando lei non era di turno», butto lì.
In cattiva fede totale, visto che sono andata in un altro supermercato.
Ma come fai a dire a un uomo, così su due piedi, «Ti ho tradito».

Continua a leggere

POP

La casa è bellissima.
Su come la voleva, lei era stata molto chiara: «mediterranea ma non rustica, femminile ma non girly, minimalista ma non fredda».
La ricetta, stiamo parlando di ricetta, non sembra nemmeno male per tanto altro.
Si tratta di una five-bedroom Victorian terrace, dunque di una dimora prestigiosa che, stando pure a Londra, ha certamente avuto costi all’altezza.
La casa ha una tavolozza chiara con squilli di rosso e di rosa, design industriale con note giocose, ha curve, forme astratte e la camera da letto è introdotta da una tenda scarlatta lunga fino a terra.
Come ha potuto una giovane donna permettersi un simile appartamento?
Semplice, vendendo popcorn.

Ora vi racconto.

Continua a leggere

LONTANO DAGLI OCCHI

Variabile. Esco dall’albergo.
Mi sono un po’ coperta, il piumino leggero va bene, è primavera inoltrata ma la sera qui fa fresco.
Linea 2 a Pigalle.
Direzione Nation.
Pigalle, scultore, Jean-Baptiste.
Per la precisione, scultore del Settecento.
Non capisco come si possa non amare l’odore della metropolitana di Parigi.
Qualcosa di simile alle noccioline tostate.
Anvers.

Continua a leggere

SORBETTHOLOGY*

*Se c’è Ornithology, ci può pure stare Sorbetthology.
L’unico mio dubbio è sull’h.
Ornithology viene dal fatto che Charlie Parker era chiamato «Bird».
Penso che la freschezza dell’improvvisazione jazz possa ogni tanto fare da bella colonna sonora alla storia dell’arte.
Per non parlare di quanto la freschezza faccia bene ai Sorbetti.

 

Autoradio. Ieri in macchina, imprecando. Uno dei sedicenti storici dell’arte della radio aveva attaccato un bottone su un monastero fiorentino, farcendolo di nomi e date. In più, lui toscano, con un accento ostentato. Quando andavo a scuola mi dicevano sempre lingua toscana in bocca romana, non lingua toscana in bocca toscana, si vede che a lui non l’hanno mai detto. Mentre pensavo a come cucinare le melanzane e le zucchine che avevo preso a piazza Vittorio, mi facevo due conti sulle famiglie numerose: una bistecca, euro 7,50; due bistecche, euro 15,00; tre bistecche, euro 22,50; quattro bistecche, euro 30,00.
Oltre non sono andata perché più di quattro persone in famiglia secondo me sono un’abiezione esistenziale, e abbiano pazienza quelli che apprezzano la stanza da bagno sempre occupata da qualcun altro.
Facevo pensieri di verdure spadellate e di portafogli e quello citava Ruskin a proposito di Perugino.
Ma fammi il piacere.
È ora di pranzo e poi, se non ti sopporto io, che pure dovrei essere interessata, figurati come ti sopportano gli altri.
Ma inventati un’altra storia dell’arte.
Se ne sei capace.

Continua a leggere

DIETRO LE QUINTE

Markgräfliches Opernhaus, Bayreuth

«Smarrita nel blablà». Una volta stavamo in fila per un luogo d’arte. Una signora che era con me mi chiede se quella davanti è la professoressa C. del Giulio Cesare.
Le dico di sì e che mi onora della sua presenza.
La signora fa una smorfia.
È stata l’insegnante di ginnasio dell’adorato figlio. Che trattava da «braccia rubate alla terra».
Ho pensato che evidentemente aveva ragione.
Non ho potuto dirlo perché quel cuore di madre ancora sanguinava.
E al cuore non era venuto in mente (del resto, se è cuore, che mente volete che abbia) che fosse vero.
E vero lo era senz’altro. Lo penso ormai anch’io della maggioranza dei miei studenti, le ultime generazioni potrebbero serenamente darsi all’agricoltura senza che l’arte ne soffra.
Ieri un ragazzo cui ho chiesto come si chiamava la strada in cui abitava mi sono accorta che non sapeva chi fosse San Rocco.
Se non abitano in corso Garibaldi o piazza Dante, cascano tutti sulla mia domanda.
Sulla quale cascano tutti i somari.
Quello della peste, delle piaghe e del cane, no, vero?

Continua a leggere