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MUSICA DOLCE

– Monsieur Hamil, si può vivere senza amore?
Non mi ha risposto.

– Monsieur Hamil, si può vivere senza amore?
– Sì, disse lui, e abbassò la testa come se avesse vergogna.
Mi sono messo a piangere.

Roman Gary, La vita davanti a sé, 1975

Esito.
Indugio.
Prendo tempo.
Cerco e trovo scuse.
È quando Itaca ce l’hai lì davanti, che Itaca è più lontana.
Ho avuto da fare.
Ho fatto altro.
Non ho ancora visto gli episodi 9 e 10 della stagione 5: quelli finali.
So quasi tutto.
È subentrato un altro regista-autore: «un nome simile non poteva permettersi di non proporre un’immagine clamorosa, e si è serviti».
Una rottura di stile. Molto orientato all’onirico.
Non mi mordo le mani per l’impazienza. No.
Davanti all’arte, divento paziente.
Allento la presa. Esito. Indugio. Prendo tempo.
E poi, quando ho finito, che faccio?
Come quando ti sei laureato.
Come quando hai divorziato e cambiato la targhetta del nome fuori dalla porta di casa, il giorno stesso che sei stato in tribunale.
La vita davanti a te.

Hai voglia.

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ALTROCHÉ

16 maggio 2019 Fino alla fine dei miei giorni

Belli, i tempi in cui uno a fine anno organizzava l’agenda nuova ricopiando tutti gli indirizzi.
Io continuo a usare un’agenda vera, con la carta bible e il taglio delle pagine in oro, però è fatta in modo tale da avere la rubrica telefonica indipendente, così come il piccolo atlante con, nell’ordine, il planisfero con i fusi orari, l’Europa, l’Asia, l’Africa e i Territori d’oltremare, la Région parisienne, i mezzi di trasporto, tutti, Paris et banlieu, le strade di Francia su due pagine e poi, con calma, gli Stati Uniti e le Americhe.
Nell’ultima pagina, la Francia amministrativa.
Più francese di così, la mia agenda non potrebbe essere, la Francia al centro del mondo, tutto il resto viene se c’è ancora spazio.
Sono del tutto d’accordo.
Anche perché altrimenti non userei un’agenda francese, il cui unico problema, come ho già accennato da qualche parte, è di riportare le feste nazionali loro e non le nostre, quindi ogni tanto capita che mi sbaglio.
Ma, dicevo, la rubrica telefonica è autonoma e sono anni che non la rinnovo, dunque essa ospita numeri telefonici di gente che non fa più quel lavoro, che non abita più in quella casa, che non è più oggetto dei miei sentimenti.

Come con l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., la vita si è fermata in un anno che però non sono capace di identificare.
E come tutti i numeri telefonici di tutti, anche i miei numeri stanno sul telefono.
Dunque, non si verifica più a fine anno quel fenomeno per cui ogni tanto telefonava qualcuno che non sentivi da un pezzo, perché quello stava facendo quello che facevi tu, cioè ricopiava i numeri sull’agenda nuova e gli tornavi in mente.

Però anche con WhatsApp può succedere.

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LA SORPRESA DEL FRITTO

Sono di quelli che preferiscono bere che mangiare.
Bere mi fa un altro effetto.
Sono disappetente, mi sono dovuta far spiegare la Gola perché non la capivo.
Sono una che si coltiva l’anima.
Sto attenta a quello che mi metto in corpo, in tutti i sensi, senza che diventi un’ossessione.
L’unico motivo per cui non indosso gli abiti che indossavo vent’anni fa, è che li ho buttati tutti.
Da un po’ sono anche capace di guardare senza inorridire quelli che si ingozzano di cibo.
Mi sono fatta spiegare da un medico come fanno.
Il medico me lo ha spiegato.

Resta però il fatto che quelli che si ingozzano come animali mi annoiano.

Però mi piace il fritto.
E lo mangio e lo faccio almeno una volta a settimana e lo considero uno dei raggiungimenti più alti dell’arte della cucina.

E guardo con sospetto quelli che dicono: «Fa male».

A me fanno male i dispiaceri.

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NESSUN SEGNALE

Mela Koehler, Auguri di Felice Anno Nuovo, 1919

Il titolare dell’Informatica Enea mi ha sistemato il telefono, che adesso fa di nuovo quello che non faceva da un po’, per esempio scaricare le foto sul computer.
Mi sono così ritrovata con seicentosessantotto foto in una nuova cartella, io che faccio pochissime foto, chissà con quante cartelle con quante foto dentro si ritrovano quelli che fanno foto continuamente.

Un incubo.

L’uomo è giovane. E grasso.
L’uomo non è grasso come gli uomini che ingrassano ma come quelli che nascono grassi, per intenderci quelli che nelle gite scolastiche stanno sempre alla fine del gruppo con in mano un panino imbottito.
L’uomo è grasso e porta occhiali con una montatura spessa.
Ha un neo sopra la bocca, io vedo sempre i nei, mi saltano subito all’occhio, come del resto tutti i dettagli.
Quel neo sulla bocca, che sembra quello di una damina del Settecento veneziano, lo rende un po’ goffo.
Ma l’uomo è goffo perché è grasso.
L’uomo grasso ha un look un po’ suranné, capelli con la scriminatura tirati indietro, cravatta inamovibile e gilet.
Ma l’uomo ha un’intelligenza brillante, per cui finisce che gli perdoni tutto.
Questa cosa che agli uomini grassi e con un look suranné ma con un’intelligenza brillante uno perdoni tutto mi lascia perplessa.
Mai che con una donna ci fosse un’identica capacità di perdono.
E non sto parlando solo delle donne grasse o fuori moda.

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ECCETERA

Le Bureau des Légendes, stagione 4

eccètera locuz. [dal lat. et cetĕra «e le rimanenti cose»]. – E tutte le altre cose, e tutto il resto, e così via (Treccani)

Otto lavaggi in lavastoviglie e quattro ore abbondanti di lavoro.
Chiedendomi perché quello che ha inventato il frigorifero non ha disegnato un parallelepipedo bianco con all’interno sei ripiani e due cassetti e all’esterno un filo con una spina da infilare nella presa elettrica.
No.
Ha fatto una cosa complicatissima, sportelli, griglie con un verso, portauova, portaburro, ripiano in vetro sopra i cassetti, altri cassetti nel congelatore, per non parlare di quello che c’è dietro, un motore, anzi, due motori a vista, con tutta una panoplia di fili, tubi, cavi e uno scambiatore di calore.
Per sbrinare e pulire un frigorifero ci vorrebbe una squadra di ingegneri e poi un drappello di manovali, però se te lo sbrini e te lo pulisci da solo, allora il brivido di quando lo rimetti in moto è solo tuo.
Vuoi mettere.

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SMARTLESS

Gustave Courbet, Il disperato, 1843

Ieri uno mi ha chiamata super Madame. Dopo fenomena e eclettica, miglioro a vista d’occhio.
Devo ricordarmi di chiedere al tipo se fa il pubblicitario, ma non credo, i pubblicitari nostri sono così laschi, che mai sarebbero riusciti a partorire una cosa carinissima come questa.
Sto pensando seriamente a un esergo sui biglietti da visita: fenomena, eclettica, super Madame.
Oppure a un’iscrizione sulla mia lapide mortuaria, per consegnarmi al mondo postumo nel modo giusto.
Però poi mi viene in mente che niente di tutto questo è understated come vorrei che fossero la mia presentazione e il mio trapasso, quindi, non se ne parla.

La tomba di Montale

E fra le iscrizioni tombali più belle, c’è quella di Eugenio Montale, dove compare solo, oltre al nome, la data della morte.
Dell’età che avevi, poco importa.
Conta solo il giorno in cui ti stacchi dal mondo e il mondo continua a farsi i fatti suoi senza che tu lo sappia.

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EFFETTO CONFINAMENTO

Ammetto che io a lookdown non ci avrei mai pensato.
Uno lo legge e dice oddio, arriva il confinamento e non ho niente da mettermi.
Fa il paio con outfeet, che lessi una volta nel commento alla prova grafica di una signorina che voleva entrare al corso di Fashion Design in Accademia.
Quando le feci notare che forse sarebbe stato meglio se avesse intrapreso una strada diversa, lei andò a lamentarsi dalla madre, che l’aveva accompagnata benché abbondantemente maggiorenne e quella mi interpellò facendomi notare che ero poco sensibile e che si trattava di un semplice lapsus.
Se lo dice lei.

Comunque basta stare con gli occhi nemmeno troppo aperti e qualunque tipo di lettura, dai social alle revisioni degli studenti, ti regala castronerie a manate.
Non devi nemmeno andare a cercartele.

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TUTTO CIÒ CHE BRILLA

Avevo preso quel giornaletto della comunità anglofona di Roma perché mi era venuto in mente di fare un po’ di English conversation e avevo letto  «brilliant English teacher».
Come sempre con gli anglosassoni, non capisci mai se hai a che fare con un maschio o una femmina.
Era femmina, noiosa, lemme lemme, senza un guizzo.
(Pure due metropolitane).
Una provvidenziale intossicazione di quello che abitava con lei interruppe la breve serie di incontri.
E tu chiamala: brillante.

Ho avuto un paio di colleghi entrambi di provincia, che avevano entrambi fatto il liceo scientifico.

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LA FANCIULLA E IL PUTTANIERE

Fleur Bleue, da La Botanique de Jean-Jacques Rousseau

Ero fatto per esserti fedele
ma tu mi sei passata davanti
come un treno che non ferma
così lo scambio mi ha deviato sul binario
dei traditori e dei puttanieri
(Michele Mari, Cento  poesie d’amore a LadyHawke)

Quadro I. – Pinkerton e Butterfly. Di loro non mi interessa che lui sia un giovane tenente americano, rapace e portatore di un «facile vangelo» e che lei sia una giapponesina di quindici anni, che viene da una famiglia che ha subito un rovescio di fortuna.
Di loro mi interessa la notte di nozze, il brano più sensuale mai composto.
Lei ci crede. Ma ci crede pure lui. Lo dice il libretto, ovvero le parole, ovvero la sceneggiatura, ma lo dice anche la musica.
Insomma, non è come nella Turandot in cui lei a un certo punto dice una cosa e ne vuole intendere un’altra ed è la musica a rivelarcelo.
E come si fa a capire: a orecchio. Oppure con l’esperienza. O, meglio, a istinto, l’istinto di solito non sbaglia.
Finirà tragicamente, con lei suicida e lui che era tornato a trovarla dopo anni e in compagnia di un’altra.
Che cosa è successo. Quello che ogni tanto succede: che ci credevano entrambi, poi lei ha continuato a crederci e lui non ci ha creduto più.

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SOSTIENE MONTALE

 

Il mio calzante Made in Scotland

I Meridiani non mi piacciono.
Ne ho solo due, uno dei quali, quello con una raccolta di saggi di Roberto Longhi, mi fu regalato da mia madre nel suo ultimo Natale.
Dunque, avevo da poco cominciato l’università e mi ricordo che il volume mi sembrò bellissimo.
Adesso ho cambiato idea.
Non mi piacciono i libri-strenna,  sono troppo leccati e comunque i Meridiani, nati nel 1969, si capisce al volo che sono i cugini poveri della Bibliothèque de la Pléiade, i cui primi volumi uscirono nel 1923.
E comunque non mi piace neanche la Pléiade e ho di essa un solo esemplare, Rimbaud Oeuvres complètes, che mi sono comprata non ricordo perché e che è quasi intatto.
Nel senso che io sto continuamente su Rimbaud, ma uso praticamente sempre l’edizione della Feltrinelli, Universale Economica.
Io leggo sempre con qualcosa in mano, non riesco a leggere senza una matita e talvolta pure con l’evidenziatore e con Rimbaud quasi mi intenerisce che tutte le mie annotazioni siano sulla traduzione, ce l’ho da quando avevo quindici anni e per riuscire a leggerlo in francese ho dovuto aspettare parecchio.
Insomma, le mie note da ragazza superano ampiamente quelle di me adulta.
E annotare qualcosa su le papier indien che sta in una rilegatura in pelle con impressioni in oro, come nel caso della Pléiade, francamente mi fa fatica, non dico che mi sembra un sacrilegio, dico che le note le scrivo meglio altrove.

Ma dicevamo, il Meridiano numero due.

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