L’Air du Temps (page 1 of 10)

L’Air du Temps è un profumo storico ancora esistente. Esso è frutto di una Maison senza la quale la moda, e nemmeno il mondo, sarebbero gli stessi. Il nome, tradotto, significa «L’aria del tempo». E intendo inserire qui gli articoli che dell’aria del tempo si occupano: tecnologia; amori con i diverticoli, ovvero intestinali, sensibili e dolenti; oppure amori asmatici, ovvero che procedono per attacchi e a intermittenza. E poi tutto il resto.

ALTROCHÉ

16 maggio 2019 Fino alla fine dei miei giorni

Belli, i tempi in cui uno a fine anno organizzava l’agenda nuova ricopiando tutti gli indirizzi.
Io continuo a usare un’agenda vera, con la carta bible e il taglio delle pagine in oro, però è fatta in modo tale da avere la rubrica telefonica indipendente, così come il piccolo atlante con, nell’ordine, il planisfero con i fusi orari, l’Europa, l’Asia, l’Africa e i Territori d’oltremare, la Région parisienne, i mezzi di trasporto, tutti, Paris et banlieu, le strade di Francia su due pagine e poi, con calma, gli Stati Uniti e le Americhe.
Nell’ultima pagina, la Francia amministrativa.
Più francese di così, la mia agenda non potrebbe essere, la Francia al centro del mondo, tutto il resto viene se c’è ancora spazio.
Sono del tutto d’accordo.
Anche perché altrimenti non userei un’agenda francese, il cui unico problema, come ho già accennato da qualche parte, è di riportare le feste nazionali loro e non le nostre, quindi ogni tanto capita che mi sbaglio.
Ma, dicevo, la rubrica telefonica è autonoma e sono anni che non la rinnovo, dunque essa ospita numeri telefonici di gente che non fa più quel lavoro, che non abita più in quella casa, che non è più oggetto dei miei sentimenti.

Come con l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., la vita si è fermata in un anno che però non sono capace di identificare.
E come tutti i numeri telefonici di tutti, anche i miei numeri stanno sul telefono.
Dunque, non si verifica più a fine anno quel fenomeno per cui ogni tanto telefonava qualcuno che non sentivi da un pezzo, perché quello stava facendo quello che facevi tu, cioè ricopiava i numeri sull’agenda nuova e gli tornavi in mente.

Però anche con WhatsApp può succedere.

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ECCETERA

Le Bureau des Légendes, stagione 4

eccètera locuz. [dal lat. et cetĕra «e le rimanenti cose»]. – E tutte le altre cose, e tutto il resto, e così via (Treccani)

Otto lavaggi in lavastoviglie e quattro ore abbondanti di lavoro.
Chiedendomi perché quello che ha inventato il frigorifero non ha disegnato un parallelepipedo bianco con all’interno sei ripiani e due cassetti e all’esterno un filo con una spina da infilare nella presa elettrica.
No.
Ha fatto una cosa complicatissima, sportelli, griglie con un verso, portauova, portaburro, ripiano in vetro sopra i cassetti, altri cassetti nel congelatore, per non parlare di quello che c’è dietro, un motore, anzi, due motori a vista, con tutta una panoplia di fili, tubi, cavi e uno scambiatore di calore.
Per sbrinare e pulire un frigorifero ci vorrebbe una squadra di ingegneri e poi un drappello di manovali, però se te lo sbrini e te lo pulisci da solo, allora il brivido di quando lo rimetti in moto è solo tuo.
Vuoi mettere.

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SMARTLESS

Gustave Courbet, Il disperato, 1843

Ieri uno mi ha chiamata super Madame. Dopo fenomena e eclettica, miglioro a vista d’occhio.
Devo ricordarmi di chiedere al tipo se fa il pubblicitario, ma non credo, i pubblicitari nostri sono così laschi, che mai sarebbero riusciti a partorire una cosa carinissima come questa.
Sto pensando seriamente a un esergo sui biglietti da visita: fenomena, eclettica, super Madame.
Oppure a un’iscrizione sulla mia lapide mortuaria, per consegnarmi al mondo postumo nel modo giusto.
Però poi mi viene in mente che niente di tutto questo è understated come vorrei che fossero la mia presentazione e il mio trapasso, quindi, non se ne parla.

La tomba di Montale

E fra le iscrizioni tombali più belle, c’è quella di Eugenio Montale, dove compare solo, oltre al nome, la data della morte.
Dell’età che avevi, poco importa.
Conta solo il giorno in cui ti stacchi dal mondo e il mondo continua a farsi i fatti suoi senza che tu lo sappia.

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EFFETTO CONFINAMENTO

Ammetto che io a lookdown non ci avrei mai pensato.
Uno lo legge e dice oddio, arriva il confinamento e non ho niente da mettermi.
Fa il paio con outfeet, che lessi una volta nel commento alla prova grafica di una signorina che voleva entrare al corso di Fashion Design in Accademia.
Quando le feci notare che forse sarebbe stato meglio se avesse intrapreso una strada diversa, lei andò a lamentarsi dalla madre, che l’aveva accompagnata benché abbondantemente maggiorenne e quella mi interpellò facendomi notare che ero poco sensibile e che si trattava di un semplice lapsus.
Se lo dice lei.

Comunque basta stare con gli occhi nemmeno troppo aperti e qualunque tipo di lettura, dai social alle revisioni degli studenti, ti regala castronerie a manate.
Non devi nemmeno andare a cercartele.

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TUTTO CIÒ CHE BRILLA

Avevo preso quel giornaletto della comunità anglofona di Roma perché mi era venuto in mente di fare un po’ di English conversation e avevo letto  «brilliant English teacher».
Come sempre con gli anglosassoni, non capisci mai se hai a che fare con un maschio o una femmina.
Era femmina, noiosa, lemme lemme, senza un guizzo.
(Pure due metropolitane).
Una provvidenziale intossicazione di quello che abitava con lei interruppe la breve serie di incontri.
E tu chiamala: brillante.

Ho avuto un paio di colleghi entrambi di provincia, che avevano entrambi fatto il liceo scientifico.

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LA FANCIULLA E IL PUTTANIERE

Fleur Bleue, da La Botanique de Jean-Jacques Rousseau

Ero fatto per esserti fedele
ma tu mi sei passata davanti
come un treno che non ferma
così lo scambio mi ha deviato sul binario
dei traditori e dei puttanieri
(Michele Mari, Cento  poesie d’amore a LadyHawke)

Quadro I. – Pinkerton e Butterfly. Di loro non mi interessa che lui sia un giovane tenente americano, rapace e portatore di un «facile vangelo» e che lei sia una giapponesina di quindici anni, che viene da una famiglia che ha subito un rovescio di fortuna.
Di loro mi interessa la notte di nozze, il brano più sensuale mai composto.
Lei ci crede. Ma ci crede pure lui. Lo dice il libretto, ovvero le parole, ovvero la sceneggiatura, ma lo dice anche la musica.
Insomma, non è come nella Turandot in cui lei a un certo punto dice una cosa e ne vuole intendere un’altra ed è la musica a rivelarcelo.
E come si fa a capire: a orecchio. Oppure con l’esperienza. O, meglio, a istinto, l’istinto di solito non sbaglia.
Finirà tragicamente, con lei suicida e lui che era tornato a trovarla dopo anni e in compagnia di un’altra.
Che cosa è successo. Quello che ogni tanto succede: che ci credevano entrambi, poi lei ha continuato a crederci e lui non ci ha creduto più.

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LA PROPRIETÀ COMMUTATIVA DEI SENTIMENTI

Trash

Come una scossa sismica.
Ieri alle 19:40 il mio blog ha registrato un numero di visite inaudito.
I dati cui ho accesso sono solo parzialmente in chiaro, però si capiva che non era accaduto l’equivalente digitale di un tasto della tastiera incastrato che ripete se stesso.
Gli accessi arrivavano da località plausibili, Browser e OS erano normali, solo, la provenienza, tutta da Google not provided.
Va’ a sapere.
Comunque, una sensazione di grande vitalità.
E dire che avevo un dispiacere e che avevo assistito a una scena terribile, quindi ero mortificata e scioccata.
Ma ho dato un’occhiata a sera tardi all’analisi dei dati e stamattina me li sono studiati a mente fresca.
E ora lasciamo perdere il dispiacere e parliamo della scena terribile.
Per quanto terribile, più interessante del dispiacere in sé, molto banale.

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EFFETTO SERIE

Le Bureau des Légendes: l’incontro fra Malotru e Nadia

Sono dei veri professionisti, quindi non mi sono accorta di niente.
Da quando sono diventata anch’io un’infiltrata con lo pseudonimo di Tonnerre de Brest,  loro mi sorvegliano.
Fanno i turni sotto casa mia, mi hanno inserito una trasmittente nella carta di credito e una nella batteria del telefono.
Pure se il telefono lo spengo, cosa che faccio una sola volta a settimana, loro sanno dove sto perché c’è una batteria supplementare nella trasmittente, che dura pure parecchio.
Sanno tutto di me, nella Sala crisi, un nome geniale, certi periodi ci si potrebbe vivere infiltrati dentro giorno e notte, ascoltano le mie telefonate e leggono in simultanea i miei WhatsApp.
E fanno pure i commenti.
Posso immaginarli.
Fra poco si faranno vivi per istruirmi e a quel punto avrà inizio la mia nuova vita.
Organizzeranno un falso rapimento per vedere quanto resisto prima di spifferare tutto. Pochissimo, diciamo più o meno quattro minuti e mezzo, sono una loquace e vivo di parole.
Anche se non devono prendere troppo sul serio quello che dirò perché la prima cosa che ho imparato da loro è: mentire.
Sempre e comunque, in primo luogo con se stessi.

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IL PARADOSSO DEI PARASENTIMENTI

Se i miei studenti capirono che cos’era la parafilia, certamente voi capirete che cosa sono i parasentimenti.
In aula ci arrivò una signorina, che si illuminò e disse: «È come la parafarmacia».
Esempio calzante.
Se qui la parafilia poco ci interessa, ci interessano però i parasentimenti.
La paternità (d’accordo, la maternità) della parola non è mia e me ne dolgo. Essa è di un pilota di non mi ricordo quale formula, che così indicava tutti i suoi molteplici affari di cuore.
Almeno, io me li immaginavo numerosi, ma non ho approfondito e non so altro.
Comunque, quando chiesi al pilota dei suggerimenti per parcheggiare meglio, lui si mise a ridere e mi disse che lui non parcheggiava mai.
Avrebbe potuto darmi, quelli sì, consigli per mandare la macchina a 250 km/h.
Cosa che poco mi interessava.
Il dialogo finì lì ma io mi appropriai della parola e del concetto.

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STREET MOOD

Mai fidarsi.
L’altro giorno ho sbagliato Episodio.
Me ne sono accorta quando sono andata a vedere il numero 8 e ho capito che lo avevo già visto.
Da lì ho dedotto che avevo saltato il 7.
La colpa è del lettore, che fino alla serie precedente, quella dei becchini di Los Angeles, che ho rivisto a metà, sapeva da che parte cominciare e si ricordava dove ero arrivata.
Siccome la cosa funzionava, avevo smesso di mettere un Post-it sulla copertina del cofanetto con un appunto.
Sono una persona ben organizzata e poi conosco il senso del dove eravamo rimasti.
E uso molti segnalibri.
Ma come ho fatto a non accorgermene.
E che ne so. La trama è talmente intricata che non è che riesca a seguire tutto, anzi, dopo ogni episodio vado a leggermi qualcosa per capire quello che ho visto.
Perché, voi capite tutto della vita?
Io, no.
Spesso, per quanti sforzi faccia per decifrare i fatti e i sentimenti, la mia confusione è totale.
Quindi, figuriamoci una serie.
Che è come la vita, ma in meglio.

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