L’Air du Temps (page 1 of 13)

L’Air du Temps è un profumo storico ancora esistente. Esso è frutto di una Maison senza la quale la moda, e nemmeno il mondo, sarebbero gli stessi. Il nome, tradotto, significa «L’aria del tempo». E intendo inserire qui gli articoli che dell’aria del tempo si occupano: tecnologia; amori con i diverticoli, ovvero intestinali, sensibili e dolenti; oppure amori asmatici, ovvero che procedono per attacchi e a intermittenza. E poi tutto il resto.

È IL TEMPO DELLE MELE

Apple Harvest Girls, 1927

Abito al terzo piano. Dei condomini che stanno sopra di me ho vaghe informazioni, per esempio so chi sono, ho con loro uno scambio ma non sono in grado di ubicarli in facciata o sulle scale.
A parte, per motivi evidenti, la persona che è sopra di me, al piano quarto, che per me è la più importante del palazzo insieme al mio vicino di pianerottolo.
A un qualche piano superiore vivono anche due giovani maestrine, che incontro ogni tanto.
Ogni volta che parlo con loro mi viene da pensare all’errore, ancora più grande di quanto non sembri già a prima vista, che commette lo Stato nel pagare così male i suoi insegnanti.
Io ho avuto una maestra delle elementari derazzante: laureata in lettere classiche, stava lì dove io l’ho incontrata per pura passione.
Sottolineo che ho fatto solo scuole pubbliche, di quartiere, senza alcuna scelta, possibile o voluta.
Nel succo: è andata come è andata.

Ed è andata bene.

Continua a leggere

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

Francisco de Zurbarán, La Vergine Bambina, 1633

Mi va l’occhio sul calendario.
8 settembre: Natività della Beata Vergine Maria.
Dunque, Maria Vergine nasce sotto il segno della Vergine.
Finalmente qualcosa di logico, geometrico, attendibile.
Con questo criterio, Marte nascerebbe in marzo, che è poi il suo mese di elezione, però nella terza decade, quando ormai è entrato l’Ariete, il più guerrafondaio dello zodiaco.
E Venere in marzo pure lei, ma prima, sotto il segno dei Pesci, che secondo me è il segno più femminile dell’oroscopo.
Un po’ capriccioso, ma che pretendi.
Inoltre Venere ha a che fare con i Pesci per via di una sua trasformazione, insieme a Cupido, per sfuggire a Tifone, un terribile mostro.

Baldassarre Peruzzi, Oroscopo di Agostino Chigi, Villa Farnesina, Roma, 1511

Lo racconta a Roma anche l’affresco attribuito a Baldassarre Peruzzi collocato nel decimo esagono della Sala di Galatea nella Villa Farnesina, fatta costruire dal banchiere senese Agostino Chigi.
Luogo di «equilibrio, armonia e proporzione propri del classicismo romano del primo ‘500», è quello cui io penso sempre quando vedo le seconde case di coloro che, tale e quale al banchiere, vogliono riposarsi dopo le fatiche del lavoro.
Se avessero saputo come e dove farlo, casomai guardando come e dove si riposava lui, l’Italia sarebbe oggi meno scempiata da architetture discutibili.

E, a proposito di discussioni, stavolta di argomenti, seguitemi.

Continua a leggere

REPLICA, 9. LE VACANZE IN TASCA

Malle Courrier appartenuto a Monsieur Charles Beistegui, 1885

L’altro giorno uno mi ha dato della radical-chic.
Sullo chic, ci posso pure stare.
E sul radical che non ci troviamo.
Il tutto perché gli avevo detto che se lui avesse continuato a chiedermi: a): se stavo in vacanza; b): se ero stata in vacanza; c): se sarei andata in vacanza, mi sarebbe venuta una crisi mistica.
Ho detto mistica invece che isterica perché era più chic.
Quello si è risentito perché ha intuito che gli stavo dicendo altro: per esempio, che era uno con pochi argomenti di conversazione.
Miseri, banali e a me sgraditi.

La scorsa settimana stavo dal mio medico di riferimento.
Ha telefonato il fratello, che è il mio odontoiatra.
Saluti, esclamazioni di gioia, roba così.
Tutto reciproco.
I due hanno chiacchierato un po’ e quando il mio medico è tornato a occuparsi di me mi ha detto che il fratello, che stava a Nettuno,  andava a riposarsi in Grecia.
Ora, posso capire che Nettuno sia un posto stressante, ditelo a Maria Goretti, però, pure la Grecia non scherza.
Quando sento che uno sta a Patmos e che ci vogliono due giorni di traghetto per raggiungerla, penso sempre che Giovanni è andato lì a scrivere l’Apocalisse perché un posto più catastrofico non era riuscito a trovarlo.

Non so dove sta Formentera.
Non mi ricordo dove hanno messo Santorini.
Il Salento mi è indifferente.
Ho visto tanti di quei video e di quelle foto che arrivavano da Favignana e da Pantelleria, che entrambe mi sono venute a noia.
E non sono mai stata nell’una e nell’altra.

E non ho in programma di recarmici.

En bref.
Come sono andate le vacanze?

Continua a leggere

REPLICA, 8. AIUTATI (CHÉ DIO TI AIUTA)

Voi, i tristi, e tantomeno (o più) i malinconici, che si autoregolamentano, non li dovete portare dallo psicologo.
(Lo psicologo ha bisogno di qualcuno che aiuti lui).
Voi i tristi li dovete portare dallo chef.
Ma non da uno chef qualunque.
Li dovete portare dallo chef che dico io.

La prima volta che l’ho visto, la sua esuberanza mi ha lasciato perplessa.
Poi, mi sono fatta portare.
E ho  fatto benissimo.
Ciò che noti subito, oltre al sorriso, è l’ottima forma fisica: mani eleganti, braccia muscolose, T-shirt che segna un bel torace.
Insomma, non è vero che se ti piace mangiare, diventi grasso.
Allo chef mangiare piace moltissimo, ti racconta il cibo come peccato, come godimento e come poesia, è capace di tirare fuori da un pezzo di pecorino la storia di una nevicata, però ha con il mangiare un rapporto sano, che non nega il corpo ma che, anzi, lo esalta.
È un affabulatore.
Romano de Roma, ha della mia città l’animo ironico e scanzonato, ma, questo è uno dei suoi miracoli, non scade mai nel volgare, nemmeno quando gioca, nemmeno quando interloquisce con il suo pubblico, che tratta sempre con garbo, prendendo però un po’ in giro i puristi e i mai contenti.

Lo chef fa venire fame a me, che sono una disappetente.
Il che è tutto dire.

Continua a leggere

REPLICA, 7. LE PAROLE PER DIRLO

Greta Garbo in Anna Christie, 1930

Ieri ho fatto una cosa super eccitante, super avventurosa, super fantastica.
Ieri sono andata a cena fuori.
Mi sono truccata, pettinata, vestita, profumata e sono andata a cena in un posto fra l’altro magnifico, che sembrava certamente Roma perché era la terrazza di un albergo boutique vicino al Campidoglio, ma che sembrava anche altrove perché a Roma non solo di solito mangi male, ma ci sono spesso pecche ed errori e magagne nelle portate e nel servizio.
Invece.
Maître elegante che sapeva il fatto suo; camerieri cortesi e con la divisa a posto.
Bevuto benissimo: Campari corretto al Grand Marnier e alla marmellata d’arancia amara; rosé Costa d’Amalfi; Muffato della Sala.
Mangiato delicato, a tratti geniale, chef campano, la cui anima si esprimeva nei pomodoretti di accompagno, tagliati piccoli piccoli, profumatissimi.
Ho fatto i complimenti; mi hanno detto che se li faceva arrivare da casa.
Quando si dice: i dettagli.
La mattina mi ero svegliata con un filo di voce. Che a pranzo ancora stava lì, io mi aspettavo che scomparisse, visto che l’avevo pure utilizzata.
E invece persisteva.
Dunque, ho retto un minimo di conversazione.
Certo, ero mille miglia lontana dalle mie prestazioni consuete, io sono una loquace, comunicativa, estroversa, che tende ad ammobiliare i discorsi. Mi trovavo a navigare in acque a me ignote, frequentate di solito dai laconici, da quelli una parola è poca, due sono troppe, musoni che fanno vita mondana a spese di quelli che li supportano.
Scoprivo la ritrosia, i silenzi, scoprivo il peso di ogni frase.
A metà serata ero sfinita.
Poi mi è venuta la tosse.
Poi ho cominciato ad agognare il silenzio protettivo della mia casa.

Continua a leggere

REPLICA, 6. RAPSODIA DI AGOSTO

Raffaello, La muta, 1507

Rapsodia (dal gr. rapto «cucire») mettendo insieme parti già tessute
Francesca Rigotti, Il filo del pensiero, 2002

Ho trovato un ragno nella vasca da bagno.
Animale filosofico per antonomasia, tira fuori da sé il filo col quale tessere una tela.
E poi ragno porta guadagno.
La sera però era morto, e questa cosa non mi è piaciuta per niente.

Mi sono fatta una serie di gobbi, cartelli come quelli che sostituiscono il suggeritore, con frasi mirate o intercambiabili.
L’inizio è sempre il medesimo: «Buongiorno, come va?».
Poi viene il bello.
«Vorrei per favore prendere la macchina, grazie».
«Ho bisogno di una vasca per i miei pesci rossi. Misura: 40 x 25. Grazie».
«Vorrei g 200 di carne tritata, della qualità migliore, grazie».
Ho usato il computer, caratteri chiari, grandi, il mondo è pieno di gente che non vede al di là del suo naso. In tutti i sensi.
Funziona.
Sophie Calle, artista del comportamento, ne avrebbe tirato fuori un’installazione. Io spero solo di raggiungere il mio scopo, minimale: fare le mie commissioni senza parlare.
Sono tutti cortesi, si sentono coinvolti, nessuno mi ha guardato strano, tutti si sono dati da fare più del solito.

Qualcuno ha aggiunto anche gli auguri.
Quasi quasi resto muta. Come Cosimo, il barone rampante di Calvino, che a un certo punto è salito sull’albero perché aveva litigato con i genitori  e ha deciso che non era più il caso di scendere.

Se volete una festa animata, animatevela da soli.

Continua a leggere

REPLICA, 5. THIS PRECIOUS STONE SET IN THE SILVER SEA

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, 1435

Questo è quello che rimane di un post che stavo scrivendo e che ho deciso di cancellare.
Avrei voluto esprimere una mia qualche solidarietà alla squadra di calcio inglese, battuta dall’Italia agli Europei, perché gli inglesi mi stanno simpatici e non perché non sono contenta per l’Italia.
Ho condotto una mini inchiesta, una cosa fatta in casa, niente a che vedere con la Doxa, però con un campione rappresentativo non meno di quelli loro.
Nella mia mini inchiesta ero sicura di trovare persone con il mio medesimo stato d’animo, persone sensibili alla sconfitta dell’avversario, persone che si mettevano nei panni dell’altro.
Ebbene, solo il 4% di coloro che ho interpellato ha dimostrato un atteggiamento simile al mio, una percentuale irrisoria, per quanto corroborata da ragionamenti articolati e completi.

Continua a leggere

REPLICA, 4. L’ANAGRAMMA DEL VAMPIRO

Maggie Cheung in Irma Vep, Olivier Assayas, 1996

La prima cosa: lei è bellissima.
Una donna la guarda e si chiede se per caso lei non sia bellissima anche per via di quello che ha indosso, un indumento che non è frequente trovare nel guardaroba di una persona che non fa l’attrice e che non frequenta ambienti che definiamo qui laterali.
Lei è bellissima e quello che ha indosso, che nel film è chiamato corset, ma che è una tuta completa che la ricopre dal collo alle caviglie, è un capo di abbigliamento in latex, che lei e la costumista sono andate a prendere in un sex shop, reparto SM.
In inglese il juste-au-corps si chiama catsuit.
Lei è costretta in una tuta che le impedisce di respirare, ma che le fa seni di dimensione perfetta, vita sottile, fianchi disegnati nel modo giusto.
Girato in Super 16, camera a mano, il film è anche in presa diretta, così noi sentiamo il rumore del latex quando lei si muove.
Verlaine aveva parlato di un abito blu lungo in seta che faceva frou-frou.
Noi, che siamo moderni, ascoltiamo il latex che fa ciaf-ciaf.

Continua a leggere

REPLICA, 3. LA PRIMA MOGLIE

Alfred Hitchcock, Rebecca, 1940

Pourquoi, mon Dieu! me suis-je mariée?
(Perché, mio Dio! mi sono sposata?)

Gustave Flaubert, Madame Bovary, 1856

Fino a un po’ di tempo fa i posti più disgraziati al cinema erano quelli sotto lo schermo.
Anche se avevo amici che ci si sedevano apposta, dato che andavano a vedere film psichedelici in uno stato di alterazione dovuto a sostanze illecite.
(Ogni tanto mi viene in mente che i divertimenti di una volta erano semplici e non privi di candore).
Adesso, con tutti i televisori immensi che tutti hanno, spesso uno per ogni ambiente della casa, praticamente si ripete quella situazione di disagio.
(E tutti a fare l’esperienza psichedelica).
Questo perché, come abbiamo detto, ci sarebbe una regola da seguire nelle dimensioni dello schermo, la cui diagonale, moltiplicata per un certo numero, dà la distanza cui dovrebbe stare lo spettatore.
Quel certo numero lo conosce molto bene il mio oculista, che si raccomanda. Viene invece diminuito fino a diventare un’inezia dai vari siti che ti dicono quale televisione comprare per la tua stanza.
E ti credo.
Perché, rispettando la regola, nessuno acquisterebbe più il televisore gigante, per ospitare il quale una casa dovrebbe avere le dimensioni di un castello. In quel caso, il televisore starebbe bene nel salone da ballo.
Io sono sicura che anche quest’altro segno della megalomania, letterale, del nostro tempo derivi dal contagio del porno, mai abbastanza indagato.

Continua a leggere

REPLICA, 2. INNO ALL’INNO

Nazionale Italia Wembley 2021

Se quel «siam pronti alla morte» vi sembra un po’ troppo, è perché:
a. non siete mai entrati davvero in partita
b. non siete mai entrati in un’aula affollata
c. non siete mai entrati nelle parole della Marseillaise.

Ma procediamo con ordine.

Sandro Mazzola disse una volta che se quando scendi in campo non hai voglia di fare a pezzi l’avversario, è meglio che te ne stai a casa tua.
Aggiungo che questo dovrebbe essere anche lo stato d’animo di quando entri in un’aula.
Se non vi siete mai trovati davanti a venti, cinquanta, cento persone che in una frazione di secondo decidono se prenderti o lasciarti, e se ti lasciano, ti lasciano proprio male, fidatevi di me.
E di Sandro Mazzola. Che ha colto al volo una situazione, la sua, ma non solo, in cui essere aggressivi non è poi così male.

Casomai con gentilezza, se ci riuscite e se ci tenete allo stile.

Continua a leggere