L’Air du Temps (page 1 of 11)

L’Air du Temps è un profumo storico ancora esistente. Esso è frutto di una Maison senza la quale la moda, e nemmeno il mondo, sarebbero gli stessi. Il nome, tradotto, significa «L’aria del tempo». E intendo inserire qui gli articoli che dell’aria del tempo si occupano: tecnologia; amori con i diverticoli, ovvero intestinali, sensibili e dolenti; oppure amori asmatici, ovvero che procedono per attacchi e a intermittenza. E poi tutto il resto.

IL SENSO DELLA PEZZETTA DEGLI OCCHIALI

L’architetto Filippo Brunelleschi si rifiutò di pagare i tributi all’Arte de’ maestri di pietra e legnami, cui appartenevano tutti i lavoratori edili.
Fu gettato in prigione.
Ma il capitolo del duomo intervenne in sua difesa e undici giorni dopo egli fu liberato: doveva costruire la cupola, la seconda più bella al mondo (la prima è quella mia).
Il senso della sua disobbedienza era che lui non apparteneva a quella corporazione: lui era un uomo libero, un artista.
E questa è una.
Quando poi gli operai che lavoravano con lui si ammutinarono per questioni che oggi chiameremmo sindacali, Brunelleschi li licenziò tutti in tronco.

Filippo Brunelleschi, Cupola di Santa Maria del Fiore

Per assumerli nuovamente poco dopo, sì, ma con una paga dimezzata.
Quando si dice, avere le idee chiare sul senso dell’organizzazione del lavoro.

La cattiva fede, totale. Nessuno ha scritto sui giornali che prima di Amazon procurarsi il catalogo di una mostra che stava altrove significava aspettare un mese e mezzo e certe volte doverselo andare a prendere di persona.
Invece così: manco ventiquattro ore e ce l’hai sulla tua scrivania.

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SÌ NO NON SO

Geoffrey Roberts, La Ruota dei Sentimenti

Forse non è un caso, che abbia cominciato a sognare la mia casa.
Non sogno più treni, che pure ho sognato per anni, anche se come fai ad aver buttato fuori una volta per tutte tutti quegli anni di andirivieni.
Sogno la mia casa, che però non è la mia casa.
L’altra notte era una casa più grande, che in comune con la mia aveva le mezze finestre, che però io ho solo in  cucina e in bagno, come si usava nelle case vecchie.
E da quelle mezze finestre, che io mi rimproveravo di non aver chiuso a dovere, da tutte loro, sono cominciati a entrare uomini armati fino ai denti, quelli con i caschi, i mitra, i guanti, i passamontagna, mi hanno invasa e io ho cominciato ad avere paura.
Ho capito che era accaduto qualcosa nella casa vicino alla mia e che loro si stavano appostando e io ho cominciato a dire «ho paura», ma nessuno di loro mi rispondeva e si sono tutti acquattati in una stanza, protetti da un tavolo, che forse era il mio perché io in salotto ho un grande e bellissimo tavolo déco che una volta volevo vendere e meno male che un’amica mi ha chiesto se ero diventata matta e sotto al tavolo hanno trascinato anche me e io li sentivo violenti ed estranei.
Fino a quando non ho guardato oltre la maschera e lo schermo facciale l’uomo che mi era acquattato vicino e non gli ho detto «ho paura» e allora lui ha allungato e strisciato  una mano sul pavimento ed era una mano normale di uomo, non aveva guanti, non impugnava armi e me l’ha tesa e allora io mi sono fatta coraggio e ho allungato la mano mia, che si è andata a depositare in quella mano come un uccello nel nido.
E lui la mano me l’ha stretta.
Mi sono svegliata di botto.
Proprio sul più bello.

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VI PRESENTO HENRY

Mariana e il suo manichino, Medianeras, Gustavo Taretto, 2014

Apprezzo le donne che scrivono.
Apprezzo le donne che fanno fotografie.
Apprezzo le donne che fanno cinema.
Credo che le donne che scrivono, che fanno fotografie e che fanno cinema non abbiano niente da invidiare agli uomini che fanno le medesime cose.
Ho già avuto modo di dire che ci ho riflettuto e che secondo me le donne scrivono bene tanto quanto gli uomini perché scrivere è un’attività che costa poco o niente, un pezzo di carta e un mozzicone di matita; che puoi svolgere pure se sei inchiavardata al tavolo della cucina; che nessuno ti insegna, perché la scrittura è un dono e se hai il dono, ti basta una scuola che ti insegni la grammatica, che è una cosa diversa dalla scrittura.
E a scuola, più o meno, le donne ci vanno.
Poi, sempre secondo me, fotografia e cinema sono arti nuove, quindi le donne non devono confrontarsi con secoli di cultura maschile che, ammettiamolo, pesa altrove: la chirurgia, il taglio dei capelli, certe branche specialistiche della medicina.
Il film avrebbe potuto firmarlo una donna: è delicato, pieno di risvolti e di sentimenti, lucido, attento, disperato, fragile, ottimista.
Lo ha firmato un uomo e va bene lo stesso.
Sono di quelli che pensano che gli uomini capiscono le donne, me lo confermano i romanzi che leggo.
E i film che vedo.

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CAVE CANEM

Jeff Koons, Puppy, 2004

Conosco persone che hanno un cane.
Conosco persone che hanno due cani.
Conosco persone che hanno tre cani.
Quando i cani cominciano a essere tre, mi viene sempre da chiedere come mai, un po’ come mi viene da chiedere come mai a quelli che hanno quattro figli, casomai tutte femmine.
Se posso chiedere, chiedo. Se posso, nel senso se sono in rapporti tali da poter fare questo tipo di domanda: come mai questa cupidigia in fatto di cani.
O di figli.
Comunque, le persone sono sempre molto contente di raccontarti il perché e il percome dei cani.
(Anche il perché e il percome dei figli).
Per esempio, l’ultimo in ordine di tempo, il mio nuovo idraulico, che ha sostituito il mio idraulico storico quando questo ha deciso di smettere di lavorare. A ottantadue anni.
Il mio nuovo idraulico l’ho conosciuto tramite il tecnico dei rubinetti in una prima emergenza.
Piccola.
E mi è sembrato uno perbene, simpatico e bravo.
Adesso, poi, che l’ho visto sul campo alle prese con un’emergenza grande.

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OLTRE LE NAVI DA COMBATTIMENTO IN FIAMME AL LARGO DEI BASTIONI DI ORIONE

Blade Runner, 1982

Primo tempo. Tutto è cominciato con la separazione di Al Bano e Romina.
Non riuscivo a crederci.
Mi ero pure fatta una serie di ipotesi, anche se, si sa, fra moglie e marito.
Lei, una delle donne più aggraziate che ci fossero sulla faccia della terra, diventata inguardabile.
Lui, inguardabile, che tale era rimasto.
Un caso di coerenza di tutto rispetto.
Ma, dicevamo, tutto è cominciato da lì.
E mai avrei pensato che da lì in poi sarebbe accaduto di tutto.
Che ben altri matrimoni sarebbero andati a gambe all’aria.
Che a Venezia non ci sarebbe più stata la bassa stagione.
Che avrei interrotto l’abitudine di andare almeno tre volte l’anno a Firenze a vedere questo e quello. Cose d’arte, ma anche certi negozi, che non erano male.
Che gli studenti, che sono sempre stati una pluricoltura, bravi, meno bravi, attenti, distratti, presenti, assenti, casomai andando ad annate, un po’ come il vino, si sarebbero trasformati, come è successo per le terre del vino, in una monocoltura: tutti somari.
Che è l’equivalente del tutto prosecco.

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LA VITA SENTIMENTALE DEGLI ANIMALI

David Shrigley, Lost Pigeon, 1996

Ieri ho aperto la finestra del mio studio e ho trovato un piccione sul davanzale.
Ci siamo spaventati entrambi, sembrava la scena di Blade Runner quando Pris si nasconde nella spazzatura sotto casa di J. F. Sebastian e ha paura di lui.
E lui di lei.
(Sia chiaro che J. F. Sebastian era interpretato dal piccione).
«Sciò», gli ho detto, come si fa con le galline e come c’è scritto fuori dal deposito di zio Paperone (è la mia scritta prediletta).
Mi sono anche dovuta giustificare, gli ho detto che era uno sporcaccione e che quindi la sua presenza non era ammessa.
Lui si è offeso ed è volato via.
Mi si è stretto il cuore e mi sono ricordata che nell’altra casa una volta trovammo due uova deposte in uno dei vasi del balcone, che era un balcone vero, non un balconcino da due metri quadri in tutto come quello che ho adesso.
E le uova le covava una picciona.
Non la disturbammo e un giorno nacquero dalle uova due piccioncini.
Picci e Pocci.

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ALTROCHÉ

16 maggio 2019 Fino alla fine dei miei giorni

Belli, i tempi in cui uno a fine anno organizzava l’agenda nuova ricopiando tutti gli indirizzi.
Io continuo a usare un’agenda vera, con la carta bible e il taglio delle pagine in oro, però è fatta in modo tale da avere la rubrica telefonica indipendente, così come il piccolo atlante con, nell’ordine, il planisfero con i fusi orari, l’Europa, l’Asia, l’Africa e i Territori d’oltremare, la Région parisienne, i mezzi di trasporto, tutti, Paris et banlieu, le strade di Francia su due pagine e poi, con calma, gli Stati Uniti e le Americhe.
Nell’ultima pagina, la Francia amministrativa.
Più francese di così, la mia agenda non potrebbe essere, la Francia al centro del mondo, tutto il resto viene se c’è ancora spazio.
Sono del tutto d’accordo.
Anche perché altrimenti non userei un’agenda francese, il cui unico problema, come ho già accennato da qualche parte, è di riportare le feste nazionali loro e non le nostre, quindi ogni tanto capita che mi sbaglio.
Ma, dicevo, la rubrica telefonica è autonoma e sono anni che non la rinnovo, dunque essa ospita numeri telefonici di gente che non fa più quel lavoro, che non abita più in quella casa, che non è più oggetto dei miei sentimenti.

Come con l’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., la vita si è fermata in un anno che però non sono capace di identificare.
E come tutti i numeri telefonici di tutti, anche i miei numeri stanno sul telefono.
Dunque, non si verifica più a fine anno quel fenomeno per cui ogni tanto telefonava qualcuno che non sentivi da un pezzo, perché quello stava facendo quello che facevi tu, cioè ricopiava i numeri sull’agenda nuova e gli tornavi in mente.

Però anche con WhatsApp può succedere.

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ECCETERA

Le Bureau des Légendes, stagione 4

eccètera locuz. [dal lat. et cetĕra «e le rimanenti cose»]. – E tutte le altre cose, e tutto il resto, e così via (Treccani)

Otto lavaggi in lavastoviglie e quattro ore abbondanti di lavoro.
Chiedendomi perché quello che ha inventato il frigorifero non ha disegnato un parallelepipedo bianco con all’interno sei ripiani e due cassetti e all’esterno un filo con una spina da infilare nella presa elettrica.
No.
Ha fatto una cosa complicatissima, sportelli, griglie con un verso, portauova, portaburro, ripiano in vetro sopra i cassetti, altri cassetti nel congelatore, per non parlare di quello che c’è dietro, un motore, anzi, due motori a vista, con tutta una panoplia di fili, tubi, cavi e uno scambiatore di calore.
Per sbrinare e pulire un frigorifero ci vorrebbe una squadra di ingegneri e poi un drappello di manovali, però se te lo sbrini e te lo pulisci da solo, allora il brivido di quando lo rimetti in moto è solo tuo.
Vuoi mettere.

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SMARTLESS

Gustave Courbet, Il disperato, 1843

Ieri uno mi ha chiamata super Madame. Dopo fenomena e eclettica, miglioro a vista d’occhio.
Devo ricordarmi di chiedere al tipo se fa il pubblicitario, ma non credo, i pubblicitari nostri sono così laschi, che mai sarebbero riusciti a partorire una cosa carinissima come questa.
Sto pensando seriamente a un esergo sui biglietti da visita: fenomena, eclettica, super Madame.
Oppure a un’iscrizione sulla mia lapide mortuaria, per consegnarmi al mondo postumo nel modo giusto.
Però poi mi viene in mente che niente di tutto questo è understated come vorrei che fossero la mia presentazione e il mio trapasso, quindi, non se ne parla.

La tomba di Montale

E fra le iscrizioni tombali più belle, c’è quella di Eugenio Montale, dove compare solo, oltre al nome, la data della morte.
Dell’età che avevi, poco importa.
Conta solo il giorno in cui ti stacchi dal mondo e il mondo continua a farsi i fatti suoi senza che tu lo sappia.

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EFFETTO CONFINAMENTO

Ammetto che io a lookdown non ci avrei mai pensato.
Uno lo legge e dice oddio, arriva il confinamento e non ho niente da mettermi.
Fa il paio con outfeet, che lessi una volta nel commento alla prova grafica di una signorina che voleva entrare al corso di Fashion Design in Accademia.
Quando le feci notare che forse sarebbe stato meglio se avesse intrapreso una strada diversa, lei andò a lamentarsi dalla madre, che l’aveva accompagnata benché abbondantemente maggiorenne e quella mi interpellò facendomi notare che ero poco sensibile e che si trattava di un semplice lapsus.
Se lo dice lei.

Comunque basta stare con gli occhi nemmeno troppo aperti e qualunque tipo di lettura, dai social alle revisioni degli studenti, ti regala castronerie a manate.
Non devi nemmeno andare a cercartele.

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