L’Air du Temps (page 1 of 7)

L’Air du Temps è un profumo storico ancora esistente. Esso è frutto di una Maison senza la quale la moda, e nemmeno il mondo, sarebbero gli stessi. Il nome, tradotto, significa «L’aria del tempo». E intendo inserire qui gli articoli che dell’aria del tempo si occupano: tecnologia; amori con i diverticoli, ovvero intestinali, sensibili e dolenti; oppure amori asmatici, ovvero che procedono per attacchi e a intermittenza. E poi tutto il resto.

JOURNAL, 3: SOLEGGIATO

Stazione meteo Foresta Nera

In estate mi chiedo sempre chi sia il cretino che nel mio palazzo ha un orologio a cucù.
È probabile che non stia nemmeno nel mio palazzo, ma in uno dei palazzi dell’intercondominio, che affacciano tutti sul giardino, quello negletto ma con un maestoso cedro del Libano che arriva fino al settimo piano.
Quale sia il gusto che ti porta a metterti in casa a Roma una cosa del genere, mi sfugge.
Uno dovrebbe saperlo, che le cose di montagna vanno lasciate alla montagna, di tutto quello che mi è capitato di comprarmi durante le vacanze estive di quando facevo le vacanze, credo di aver indossato solo una giacca di lana cotta grigia, che riusciva quasi a passare inosservata.
Fuori contesto.
Dépaysement.
Meglio, acquisti sbagliati.
In tutti i sensi.
Che ne so dell’orologio a cucù.
Indovinate.

Continua a leggere

JOURNAL, 2: ON VACATION

Carl Larsson, Model Writing Postcards, 1906

Radio Days. La radio non dovrebbe farlo.
La radio non dovrebbe mandare repliche.
Dopo due mesi di repliche, alla radio hanno annunciato tutti contenti che cominciavano le repliche.
Mi sfugge la logica, credo che non ne abbiano una, i programmi sono comunque, con poche eccezioni, inascoltabili.
Una redazione di sette persone e nemmeno un’idea.
Laddove la radio, per definizione, è uno che fa tutto da solo, solo con la voce. D’accordo, poi c’è un tecnico. Ma quello fa, appunto, il tecnico.
Non fa mica la redazione.

Continua a leggere

LA PALMA CALMA

Palma alle Maldive

Stupenda l’isola è,
il clima è dolce intorno a me,
ci sono palme e bambù,
è un luogo pieno di virtù.
Steso al sole ad asciugarmi corpo e viso,
guardo in faccia il paradiso…

Paolo Conte, Onda su onda

Sola, perduta.
Peggio di me stanno messe solo la Traviata e Manon Lescaut.
Che pure stavano messe maluccio.
La seconda più della prima.
È che il grande sogno degli italiani è andare alle Maldive.
Laddove io le Maldive non so manco dove stanno e l’ultimo posto (uno degli ultimi posti) al mondo dove vorrei andare è proprio quello.
Ma che ti hanno fatto le Maldive.
Niente.
Però hanno le palme.
Appena vedo le palme, mi viene voglia di scappare.
Peggio del paesaggio con le palme, c’è solo il paesaggio del Chianti, quello che ti fanno vedere ogni volta che parlano di vino, tutto uguale, tutto pieno di vigne.
Manco fossi un turista inglese, che abbocca.
Il turista inglese con il Chianti abbocca sempre.
Mentre gli italiani sempre abboccano con le Maldive.

Continua a leggere

IL GRANDE COCOMERO

Intrasportabile.
Ingestibile.
Indigeribile.
Il cocomero.
Autentico concentrato degli orrori estivi.
Serate sulla terrazza che hanno il loro acme nel cocomero, vuotato e riempito di altro cocomero, tagliato a tocchi o fatto a palline, un cocomero elevato all’ennesima potenza, con dentro gli stecchi sui quali è infilzato ancora cocomero, un incubo che dura tre mesi, dove ti giri, c’è cocomero.
Peggio del gelato, c’è solo il cocomero.

Continua a leggere

IL FERRO CALDO

Un. Certe date sì, che sono importanti per una donna.
Non lo facevo dallo scorso 10 dicembre.
Santocielo, l’anno passato.
Ma tutti i conti tornano.
A marzo stavamo in confinamento.
E poi c’è stata la riapertura e l’affollarsi e la difficoltà a trovare uno spazio.
Insomma, è finita che sono riuscita a farlo il 3 luglio scorso alle ore 13:00.
Il trattamento è in sé qualcosa di esoterico.
Devi farlo distanziandolo da tutto il resto, poi vai lì e cominci a sottoporti a tutti i passaggi e poi uno ti dice il bagno di colore che abbiamo fatto la settimana scorsa guarda come è uscito fuori e l’altro ah, che meraviglia, guarda quanto sono lucidi e come brillano.
E in effetti uno (una) si guarda allo specchio e pensa «Però».
Non ne potevo più, a niente serviva il phon superprofessionale e a niente servivano le piastre: tu fai il trattamento dal parrucchiere, sei entrata che stavi tutta sbilenca ed esci che sei una meraviglia.

Continua a leggere

DEL COMPUTER COME ELETTRODOMESTICO

Voi avete la lavastoviglie?
Se non ce l’avete, potete leggermi ugualmente.
Se però ce l’avete, leggetemi sul serio.
Vi chiedo se la usate.
Se usate la lavastoviglie.
Sì, perché spesso mi sento dire ma a che ti serve; io la uso solo per metterci i piatti, quelli che non uso; la mia è rotta e ancora non ho trovato il tempo per chiamare il tecnico.
Non hai trovato il tempo.
Laddove io, quando ne ho bisogno, comincio letteralmente a circuirlo, il tecnico, appena lui viene a casa mia mandato dalla ditta, io lo aggancio, riesco a farmi dare il suo numero privato, gli dico quelle cose alle quali gli uomini sono così sensibili, lei mica vorrà lasciarmi in questo stato, lei sì, che sa come fare felice una donna.
Il fatto è che io la uso, la lavastoviglie.
Ce l’ho e la utilizzo.

Continua a leggere

SENTI L’ESTATE CHE TORNA

Mino Delle Site, Estate in Italia, 1952

Solstizio d’estate 2020: 20 giugno ore 23:43

ore 15:25. Mi sono comprata dei dentifrici fantastici. È una confezione da tre, sono piccoli, 25 ml, ho provato anche la confezione grande ma non mi piace il tappo.
Per me il tappo del dentifricio deve essere a vite, altrimenti come te lo perdi.
Le confezioni piccole hanno il tappo a vite. Quelle grandi, no.
I dentifrici si chiamano: Villa Noacarlina, menta & cannella; Back to Pampelonne, mango & menta; Tropical Crush, menta, ananas & rooibos, quest’ultimo è un tè rosso africano.
Siccome questa marca mi sembrava troppo estetizzante, ho chiesto al mio odontoiatra.
Caschi bene.
Lui i dentifrici li colleziona, quello che gli avevo portato perché leggesse gli ingredienti era alla liquirizia, quando l’ha visto ha fatto un salto, non lo conosceva e la liquirizia gli piace tantissimo.
Risultato: mi ha detto che potevo lavarmi i denti con quello che mi pareva e, appena ho potuto, gli ho regalato una confezione di Une piscine à Antibes.
Chi ha detto che a fare toletta non si deve estetizzare.

Continua a leggere

LONTANO DAGLI OCCHI

Variabile. Esco dall’albergo.
Mi sono un po’ coperta, il piumino leggero va bene, è primavera inoltrata ma la sera qui fa fresco.
Linea 2 a Pigalle.
Direzione Nation.
Pigalle, scultore, Jean-Baptiste.
Per la precisione, scultore del Settecento.
Non capisco come si possa non amare l’odore della metropolitana di Parigi.
Qualcosa di simile alle noccioline tostate.
Anvers.

Continua a leggere

IN TROMBA

In. Il copione è sempre il medesimo.
Suona il citofono, prende l’ascensore, evito che suoni il campanello, le apro, si toglie le scarpe, la mascherina e i guanti, va in bagno a lavarsi le mani.
«Caffé?» le chiedo.
«Sì, grazie», mi risponde.
Sento il rumore dello sciacquone.
Quando entra in cucina, le ho già preparato sul tavolo la tazzina di ceramica inglese, il cucchiaino d’argento vecchio e un po’ sbilenco che è diventato suo, qualche dolce che ho preso al supermercato.
Io quella roba non la mangio, ma da qualche tempo visito gli scaffali inorridendo, c’è in vendita una quantità inesauribile e sempre nuova di merendine e spuntini, tutti colorati, avvolti nel cellophane come i fiori per i  morti, profumati alla vaniglia e al cioccolato, ovetti, biscottini, pacchettini di nocciole che chissà poi se sono tali, ci sono muffin, toffolette, barrette, tavolette, cupcake, un mondo riportato a un’infanzia con la carie ai denti da latte.
Compro quello che mi sembra meno orrendo. Ma perché non vi fate una bella fetta di pane e olio.

Continua a leggere

POST-POST

Emile Auguste Pinchart, Lady con maschera, part.

Per vivere felici, viviamo nascosti

post ‹póust› s. ingl. (propr. «posta, corrispondenza»; pl. posts ‹ póusts›), usato in ital. al masch. – Nel linguaggio di Internet, messaggio (un articolo vero e proprio o un breve intervento), lasciato dai frequentatori di blog.

pòst- [dal lat. postpost– «dopo, dietro»]. – Prefisso di molte parole composte, derivate dal lat. o, più spesso, formate modernamente, nelle quali indica per lo più posteriorità nel tempo, col senso quindi di «poi, dopo, più tardi».

(Quelli che al sud chiamano) Servizi. Esco. Mi dimentico la mascherina e mi rifaccio tutte le scale a piedi.
Porto alla signora Anna l’altro lenzuolo da stirare, ieri era ancora umido. Le chiedo anche di svelarmi un arcano. Perché le lenzuola che le porto piegate per il lungo lei me le ridà piegate per il largo.
Da sotto la mascherina mi guarda stupefatta.
Le dico che piegare è un’arte e una cultura, che io ho una logica, piegato per il lungo, il lenzuolo posso collocarlo esattamente a metà del letto, basta seguire la piega. Piegato per il largo, tutte le mattine mi tocca prendere le misure, tanto a destra, tanto a sinistra.
Qual è la logica sua?

Continua a leggere