VERSO LE GUIDE, 1: IL DRENAGGIO

Queste città, io ce le avevo dentro.
Non so che cosa ci facessero, dentro di me, forse stavano lì in attesa che io le tirassi fuori, forse, alimentate così come continuavo ad alimentarle, mi davano continuamente qualcosa di cui non avevo del tutto nozione.
Forse marcivano.
Forse non vedevano l’ora che io facessi qualcosa di loro.

Se volete diventarmi antipatici, portatemi in montagna, fatemi fare una bella arrampicata e poi ditemi «guarda che bello. Adesso ci sediamo e contempliamo questo spettacolo».
Dopo tre minuti mi scoccio.
Potete anche portarmi a guardare le stelle sull’altopiano.
È umido.
Oppure propormi una bella cavalcata in macchina fino al mare per scendere in spiaggia al tramonto.
Mi si rovinano le scarpe, soprattutto in estate, quando le indosso leggere e delicate.

Se poi volete, come si dice, farmi contenta, mettetemi davanti a un panorama urbano e lì vi faccio vedere io come sono anche io capace di contemplazione.

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LA PRIMA MELA

La mia prima mela nel piatto di Blanche Patine ‘Lucy’, fine sec. XIX

Ieri sera, in zona Cesarini, quindi, alle ore 20:25 quando chiudono alle 20:30, ho trovato al supermercato le prime mele.
Amando i cibi semplici, apprezzo molto le mele. Potrei vivere di spaghetti al pomodoro, petto di pollo ai ferri, due foglie di insalata e mele.
Più vino ottimo e variato, e vorrei pure vedere.
Le mele nuove sono buonissime, belle croccanti e piene di promesse.
Ho espresso un desiderio.

La mela più singolare che ho mangiato in vita mia stava in un mese di agosto sulla tavola della cena di un albergo orrendo in Val Senales.
La farmacia più vicina era a 32 chilometri. Se ho resistito è stato solo perché avevo un magnifico romanzo da leggere e perché avevo fatto un patto: una settimana dove piace a te; una settimana dove piace a me.
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‘SOGNANDO BECKHAM’

Per i miei gusti, ha troppi figli.
Che volete farci, faccio fatica a trovare qualcosa di simile al sex appeal in un padre di famiglia.
Per i miei gusti, ha pure troppi tatuaggi. Perché questo bell’uomo si sia massacrato il corpo come un carcerato di Alcatraz o un marinaio di quelli che vedono una donna ogni otto mesi e mezzo, mi sfugge.
Comunque, i tatuaggi li porta bene, nonostante questa rete di segni che lo ricopre ‘quasi’ dappertutto, conserva una sua purezza.
Che è poi la sua dote principale: lui è toccato dal candore.
Ed è anche toccato dall’eleganza.
Certo, con uno così i conti non tornano. Sulla carta, se uno dice questo fa il calciatore, è sposato con una che faceva la cantante in un gruppetto, diciamocelo, impresentabile, è tatuato pure sul collo, lo trovi facile facile formato manifesto in mutande sul retro di un autobus (e ammetto che una volta ho pure tamponato perché mi ero distratta guardandolo), ecco, se uno fa quest’elenco, deduce semplicemente che non se ne parla.
Invece, io di Beckham vi parlo.
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LA MANO ALL’ACCADEMIA

Antonio Canova, Psiche risvegliata da Eros, 1793, part.

La distanza è di 11 metri.
Quella del calcio di rigore, che dà la possibilità all’uno e all’altro, al portiere e al rigorista, di guardarsi negli occhi.
Solo, qui le posizioni sono invertite, per cui voi che potete muovervi diventate il portiere. La statua, o, meglio, la scultura, statica per definizione (insomma, si fa per dire), lei diventa il tiratore.
E potete provare un unico sentimento: quello della paura, tanto bene descritto in un romanzo (Peter Handke) e in un film  (Wim Wenders) memorabili.
La paura del portiere prima del calcio di rigore.
Con sculture come queste, mettetevi l’animo in pace, non c’è scampo. Voi entrate nel loro radar e quelle vi infilzano.
Ma procediamo con ordine.
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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 9: LA GIORNATA DEL SEDUTTORE

La vita è priva di senso, lo dicono i filosofi.
E se lo dicono i filosofi, sarà senz’altro vero.
Personalmente, il senso alla vita cerco di darglielo, perché altrimenti perdo l’orientamento. E perdo pure la pazienza.
Il nodo è come. Per esempio facendo attenzione ai segni, riorganizzandoli, cercando di capire se per caso c’è un disegno leggibile che essi formano.
E domenica i segni c’erano tutti e, si capiva benissimo, avevano pure fatto uno sforzo per mettersi d’accordo fra loro.
Bastava ascoltare quello che stavano dicendo.
Adesso vi racconto.
Di solito mi regalo un viaggio estivo il giorno del mio compleanno, il 23 marzo. Ci sono cinque mesi di tempo circa prima della partenza, quindi ho poi tutto il tempo di mettere a punto un programma ben fatto.
Quest’anno mi sono anticipata, evidentemente avevo bisogno di distrarmi, e ho messo tutto a posto già il 17 febbraio.

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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 8: POOH MOOD

Winnie the Pooh

In questa estate fantastica, torrida, fantastica e torrida proprio come uno si aspetta che sia l’estate, non sono a Ipanema, chissà come si sta, a Ipanema in estate, e nemmeno al Circolo Polare, mettiamo, Artico, forse lì fa fresco, forse pure troppo, e manco sono a percorrere tutte le cave di Champagne di Reims, cosa che mica mi dispiacerebbe, insomma, ci sono stata e vorrei tornarci.
Ma forse non durante un’estate torrida e fantastica, dove, che ne so, il mio idraulico mi ha detto che rinunciava alla vacanza a Rimini perché gli dava noia il viaggio e poi la moglie non stava bene e non gradiva l’idea della gente che la guardava in albergo mentre sonnecchiava a tavola.
Gli alberghi, come sappiamo, in estate sono tutti pieni e la gente non sempre è compassionevole.
Se stai male d’estate, sei fuori dal mondo.
Insomma, andiamo, come è possibile.
In questa fantastica estate, stavo dicendo, sono impegnata in una cosa che, appunto, mi impegna molto, però una volta a settimana stacco e vado qui vicino, ad Albano, Castelli romani.
Ci vado in macchina.
Ora vi dico come.
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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 7: UNA FREDDURA

«Il vetro rivela in fretta passando
due persone ferme una gelateria

La paletta azzurra lui la avvicina
piena alle labbra di lei, la crema nelle pieghe
del rossetto sfumato. Gli sorride….» (Claudia Crocco, Vetrina)

In vita mia avrò mangiato, sì e no, un paio di gelati.
Anzi, a dirla tutta, ho fatto finta.
Cioè ho fatto in modo, a un certo punto, di liberarmi del bicchierino senza farmi troppo accorgere, certo non del cono, davvero mai mi sarebbe passato per la mente di mettermi a leccare un cono in pubblico.
Ho buttato il bicchierino e ho detto bene, possiamo andare.
Fino alla prossima volta, fino a quando qualcun altro non mi dirà, certe volte dandomi di gomito, altre addirittura strizzandomi l’occhio, «e adesso ti offro un megagelato».

Io odio il gelato.
Ecco,  l’ho detto.

Odio quell’alimento pesante, appiccicoso, quel gelo pastoso prima in bocca, poi giù fino allo stomaco.
A me il gelato me lo offre chi non mi conosce; a me, chi mi conosce mi offre un bel calice di un freddissimo Franciacorta. E se davvero mi vuole bene, mi propone tutta la bottiglia.
Io, del gelato, odio tutto.
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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 6: L’UOMO-MARE, prima parte

Poseidon da Capo Artemisio, 460 a. C.

Gli uomini sono come i cerotti.
Non nel senso che pensate voi, figuriamoci se un uomo ti protegge una ferita, di solito te la procura.
Gli uomini sono come i cerotti in un altro senso.
Allora vado in farmacia e chiedo alla dottoressa una confezione di cerotti.
Normali, sottolineo, come quella sottolineava se.
La dottoressa mi guarda con aria perplessa. No, sul serio, tu non puoi: tu sai quanti psicofarmaci si mette la gente in corpo per provare a vivere; tu conosci la soluzione fisiologica per lavarsi il naso e la taglia dei profilattici; tu sei al corrente del fatto che i gatti hanno le pulci e i ragazzini le tonsille, che torturano tutta la famiglia fino a che un medico non decide di toglierle.
Tu non puoi non sapere che significa normale.
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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 5: L’UOMO-VACANZA, IL PROLOGO

Wolfgang Tillmans, Love (Hands in Hair), 1989

L’estate passata, quando ancora non avevo il mio blog, produssi un divertissement dedicato al paragone fra gli uomini e alcuni tipi di pasta, poi recuperato qui.
Quest’anno vado oltre e ho dunque pensato di occuparmi di ulteriori tipi di uomo, ciascuno dei quali legato a una vacanza: avrete, dunque, notizie dell’uomo-mare; dell’uomo-bosco; dell’uomo-montagna; dell’uomo-viaggio e dell’uomo-metropoli,  quest’ultimo, ve lo dico subito, il mio prediletto.
Ma una città, direte voi, che vacanza è? Come, non avete ancora sentito parlare di quella cosa che si chiama staycation, che è comparsa sulla copertina della mia fantastica rivista inglese e che significa esattamente quello che significa. Tecnicamente: «a holiday spent in one’s home country rather than abroad, or one spent at home and involving day trips to local attractions».
E voi avrete anche capito che cosa intendo per  «local attractions».
E, in caso di dubbio, attendete il 6° episodio della mia personalissima serie e sarete soddisfatti.
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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 4: CALDO, FREDDO

Una volta, da ragazza, feci una termografia, che, si capisce, è un esame diagnostico che si basa su qualcosa di caldo che emette il corpo.
A un certo punto il tecnico, giovane, mi chiede: «Ma, signorina, è vero che lei ha sempre freddo?».
E io comincio a preoccuparmi, questo come mi conosce, penso muoio, e non mi sono nemmeno laureata, questo mi dice che io sono una malata terminale e manco mi dà la possibilità di mettere un punto a tutti gli studi che ho fatto da quando avevo sei anni a oggi.
Dunque, soprattutto a causa di quell’enorme monte ore dedicato ai libri invece che, mettiamo, a un divertimento diverso, io gli chiedo: «Sì, è vero. Ma lei, che cosa ne sa?».
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