L’INVENTARIO, 6. CONCIATA PER LE SERIE

L’amica geniale.
Le posto una richiesta sul suo Profilo FB.
Le chiedo, per favore, consigliami una serie.
Lei sa.
Io sono una principiante, con quella attuale ho al mio attivo solo sette serie: due abbandonate perché mi avevano annoiata; una lasciata alla prima stagione su suo consiglio, per fare una pausa; una vista due volte di seguito; due divorate; quella in corso.
Lei mi risponde che ci pensa; ci pensa; mi risponde.
L’elenco è sobrio, circostanziato, finissimo.
A un secondo contatto mi rendo conto che c’è un penchant, ovvero una simpatia molto evidente, per The Killing.
E  allora mi metto a cercare The Killing.
Sembra facile.
Non è facile per niente.

Continua a leggere

L’INVENTARIO, 5: CHE SI BEVE STASERA?

Cartolina postale, Anonimo, Rokoko, Vienna, 1911

 

Ma il vino…è un milieu (un medium) molto complesso del quale possiamo dire che l’essenziale sfugge alle nostre investigazioni

(Jules Chauvet,  vinificatore, chimico, negoziante di vini, degustatore brillante. Il generale de Gaulle è stato un suo grande estimatore)

Giorni fa incontro un collega nel mio supermercato (sono una donna moderna, quindi, solitaria, urban e territoriale. Dunque, qualunque invasione del mio supermercato mi mette in allarme)
Ha nel cestino una bottiglia di vino bianco e una birra.
Ci mettiamo a parlare.
Io voglio parlare di vino.
Lui vuole parlare di Accademia.
Dice che l’Accademia è molto migliorata negli ultimi tempi.
Dico che lo so perché ci sono già passata anni fa e vedo la differenza.
Dico che i nostri studenti non sanno niente.
Ogni volta che dico che i nostri studenti non sanno niente, il collega di turno conferma entusiasticamente.
I nostri studenti non sanno niente né di arte né di vino.
I nostri studenti sono lo specchio perfetto dell’Italia dei nostri giorni.
E allora proviamo a fare qualcosa, con il vino e con l’arte.
Per gli studenti e per l’Italia.

Continua a leggere

L’INVENTARIO, 4: LA SVIOLINATA

Man Ray, Le Violon d’Ingres, 1924

No, non è un’opera difficile.
No, non è un artista ostico.
Le opere difficili e gli artisti ostici sono ben altri.
Forse non conosci il senso di tutte le parole che sono scritte sul manuale.
Forse non sai fare i collegamenti.
Forse ti mancano i dati per farli, i collegamenti.
È vero, però, che è un’opera fatta di più livelli, o gradi, e, se non li conosci tutti, non la capisci.
Allora ricominciamo daccapo, però tu mi stai a sentire attentamente.
D’accordo?

Continua a leggere

L’INVENTARIO, 3: QUEL MARE CHE NON NAVIGAMMO


Allora sei matto.
Facciamo pure la tara a una sera alcolica, che, se non è alcolica, che sera è.
Ma quello che vorresti dirmi di più bello, forse dovresti dirmelo, tutto è così irreale e tu sei un oggetto inafferrabile, che si sposta continuamente.
Una cosa irrisolta, incompiuta, sospesa.
E, proprio per questo, aperta.

Mi sono messa a fare l’elenco delle vite irrisolte, alcune di esse mi si ripresentano continuamente, ho provato a inventariarle.
Almeno questo.
Voi prendete Roma. Che, a un certo punto, più o meno con Dante e Petrarca, conquista i letterati.
Per gli artisti ci vorrà un po’ più di tempo: vengono a Roma Brunelleschi e Donatello, insieme, li avrei voluti vedere, quei due, il giorno a scavare, misurare, collezionare l’Antico e la sera a ubriacarsi in taverna.

Continua a leggere

L’INVENTARIO, 2: SOS PARTENONE

Martin Parr, Athens. Acropolis, 1991

Ho una brava podologa.
Quando l’ho conosciuta sembrava un personaggio uscito da un film di Soldini: stava con un rumeno che aveva venticinque anni meno di lei, giocava a biliardo, portava la motocicletta.
Adesso l’umore è cambiato e lei vive con una chihuahua tremante e con gli occhi a palla. La chihuahua si chiama come una cantante di Sanremo, di cui non ricordo il nome.
Ha tutto un suo corredino, con cestino, trasportino, zainino, giocattolini, salviettine detergenti per le zampine e il culetto.
Un paio di estati fa la podologa andò in crociera con alcune sorelle. Non ho mai capito quante ne abbia, le famiglie numerose mi fanno sempre questo effetto, non riesco mai ad afferrare il numero dei figli.
Tutte le sorelle della podologa hanno un chihuahua, ma non so se quella volta se li portarono sulla nave, è possibile che li lasciassero in custodia alle sorelle rimaste su terraferma.
La crociera si svolse in Grecia.

Continua a leggere

L’INVENTARIO, 1: I VENTENNI, OGGI


La lingua italiana, i libri, i film, l’arte.
Parlano un italiano mediocre, in certi casi cattivo, in altri, pessimo.
Evitano di dire «tipo» solo perché mi faccio dare dieci centesimi ogni volta che lo dicono.
Evitano di fare il gesto delle virgolette solo perché taglio loro le falangi se lo fanno.
Non sanno che significa voluttà; non sanno che significano secessione idioma, un collega ieri mi diceva che i suoi non fanno differenza fra precursore e propulsore. A ben guardare, è vero che Correggio è stato un propulsore del barocco, una bella spinta gliel’ha data, chi potrebbe negarlo.
Non leggono romanzi; non sanno chi siano Levi, Morante, Tomasi di Lampedusa, Ginzburg.
Non vanno al cinema.
Non vanno a vedere l’arte. Però vanno a vedere la Klimt Experience e mi portano pure la brochure. Quando dico che è robaccia e che pure la brochure è orrenda, mi rispondono che un po’ l’avevano intuito pure loro. Però ci sono andati per curiosità.
Mai che vadano per curiosità a vedere che c’è dentro una chiesa o un museo.

Continua a leggere

IL PROGETTO DELL’ESTATE: UN INVENTARIO À LA PRÉVERT

Robert Doisneau, Jacques Prévert sul Canal Saint-Martin, 1955

Lunedì scorso ho fatto l’ultima lezione dell’anno.
Nelle passate settimane, come previsto, le mie lezioni hanno avuto una decrescita più o meno felice: da cinque a settimana sono diventate quattro; poi due; poi, una.
Fare una lezione è una cosa impegnativa e faticosa. Io uso il metodo Callas. La cantante, ogni volta che interpretava un’opera, se la studiava tutta.
Pure se la conosceva, pure se l’aveva già cantata cento volte. Se la ristudiava tutta daccapo.
Faccio anch’io la medesima cosa: mi studio tutto ogni volta. Del resto di volta non ce ne è mai stata una in cui non ho provato un sentimento di avventura e di scoperta.
Ma che voglio di più.
Fare una lezione è una cosa impegnativa perché devi tenere ben saldo in mano l’argomento. Poi, mentre la fai, ti devi ricordare quello che hai detto, controllare quello che stai dicendo, sapere che cosa dirai.
Insomma, stai sempre su tre piani temporali.
Sempre.
Un po’ come una medium, faccio da anello di congiunzione fra l’artista e il pubblico che ho davanti: acciuffo l’artista e lo tengo con noi. Certe volte, come lo spirito che è stato evocato, l’artista non se ne va, ti resta attaccato addosso.
A queste condizioni, ti credo, che fare una lezione è faticoso, pensate solo al dispendio emotivo.
Poi, forse, pure fare una lezione di matematica è pazzesco.
Ma io che ne so, io faccio lezioni di storia dell’arte.

Continua a leggere

CINQUE BACI LARGO E DIECI BACI LUNGO È IL SUO COLLO

Dante Gabriel Rossetti, Jane Morris, 1865

Per cominciare, una storietta.
Un giorno mi telefona orripilata la mia migliore amica dall’università e per i quindici anni successivi e mi dice che il suo petit ami si è tagliato la barba.
E che gli è uscito fuori un collo tozzo, taurino, dell’esistenza del quale nessuno aveva mai aveva sospettato niente.
Ma non era lei quella che sosteneva che gli uomini con la barba hanno sempre qualcosa da nascondere e che un uomo bello la barba non la porta?
Finì che quando fu ora di convolare a nozze, lei sposò un altro.
Non ho mai capito se perché lui era poco affidabile o per via del collo.

Voi chiedete a una donna che cosa le piace in un uomo e quella vi risponde «le mani».
Posso anche essere d’accordo, però volendo fare un po’ diverso, vi dico che in un uomo io guardo subito il collo.

Continua a leggere

CHE CALDO

«Ma perché la gente è così accaldata? Ha un’aria orribile…»
(Marlene Dietrich)

Se non sto attenta, qui finisce che mi prendono per militarista, se non addirittura per guerrafondaia.
È vero che sono stata per un po’ a contatto con dei militari. Ma è stato solo per motivi professionali, ho fatto, cioè, delle conferenze, visto che qualcuno dei loro mi aveva seguita in una visita guidata e mi aveva arruolata.
Però ho imparato parecchio: per esempio da un Ammiraglio che non si dice Signor Ammiraglio, perché la sua carica già significa Signore dei mari, quindi il signore sarebbe un pleonasmo.
Da un Generale dell’Aeronautica che l’aviere non si bagna quando piove.
E da un Corazziere che sono i cavalli a sudare.
Gli ultimi due insegnamenti ho cercato di interpretarli a modo mio e li vado diffondendo, soprattutto quando fa caldo e tutti si agitano.

Le donne non sudano. Non sono cavalli e sono un po’ come l’aviere.

Continua a leggere

CHIARO DI LUNA CHE TINGE LA MIA SOLITUDINE

Vilhelm Hammershøi, Interno con donna al pianoforte, 1901

Mi piace dare consigli.
Do consigli soprattutto ai miei studenti, su quali romanzi leggere, che film vedere e che musei visitare.
Mi aspetto anche dei ringraziamenti.
Quando i miei studenti mi dicono che non vanno a vedere una mostra o all’opera perché non sanno con chi andarci e che, casomai, hanno passato una settimana a Londra senza incontrare i marmi del Partenone o il San Gerolamo di Antonello perché erano con degli amici ai quali dell’arte non importa niente, racconto loro una mia storiella personale.
Dalla quale esce fuori che a me piace anche ricevere consigli e che una volta, in uno stato di disorientamento e confusione totali, ricevetti il consiglio, il migliore della mia vita.
A me, che sono una persona socievole e comunicativa e che avevo conoscenze e contatti che, come spesso accade, assomigliavano a una giostra, sulla quale si sale e dalla quale si scende secondo il capriccio e l’umore, qualcuno di lucido, un po’ freddo, a suo modo illuminato, disse: fai l’esperienza totale della solitudine.
Era anche morta la mia ultima gatta.
Volevo prenderne un’altra.
Ti suggerisco di aspettare, mi disse la persona lucida, fredda, a modo suo illuminata.

Fu così che ora ho i pesci rossi.

Continua a leggere