Ispirazione (page 1 of 6)

Mi ispirano molte cose, alcune persone, città, film, romanzi, riviste, luoghi, umori. Ve li racconto, in modo che possiate trarre anche voi ispirazione da tutto ciò che aiuta a stare al mondo.

NEWSLETTER #40 LA CANTATA DEL CAFFÈ

Parigi, il caffè del Musée de la Vie Romantique

Le ho provate tutte.
Ho provato tutte le bevande.
Dopo le 18:00 non ho più il problema e passo in modalità alcolica. Il problema ce l’ho prima.
L’orzo e il decaffeinato fanno malato.
La camomilla fa nevrastenico.
La tisana fa mamie.
Il tè, preferisco prenderlo a casa mia: il mio tè, le mie porcellane, la mia colazione.
A proposito di tè, e dell’apertura di questa Newsletter, vi racconto qualcosa.
Ai Giardini della Biennale di Venezia 2015, andai al bar e chiesi un tè.
La barista mi disse che lo avevano finito.
Come si possa finire il tè, ancora me lo chiedo.
Tu puoi finire il pane, il latte, l’insalata.
Ma il tè.
Non solo.
In mostra c’era un’opera di un’artista cubana, Tania Bruguera, che praticamente era un corridoio da attraversare, e le pareti del corridoio erano fatte di bustine di tè.

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NEWSLETTER #39 L’IMPRESSIONE DI NAVIGARE SU UN LAGO DI DESIDERIO

Roland Barthes

L’ho detto e lo ripeto.
Ho smesso di fumare e, da quando ho smesso, non ho più toccato una sigaretta.
Ma se il medico mi dice che ho tre mesi di vita, la prima cosa che faccio è entrare da un tabaccaio e comprare un pacchetto di Marlboro rosse.
Dure.
Ho smesso di fumare da un sacco di tempo, ma se fossi oggi nella situazione di smettere, mi rifiuterei di passare dallo stadio di quella cosa che si chiama sigaretta elettronica, che della sigaretta autentica non ha una delle caratteristiche principali: l’eleganza.
Almeno, così dovrebbe essere.
Non tutti fumano elegantemente, certi sembrano degli ergastolani che, ficcati in un angolo della cella, quasi consumano il filtro.
Altri proprio non sono portati.
Un esempio di questi ultimi è Woody Allen, che, in Manhattan, che ho rivisto per ispirarmi per l’Episodio pilota della Miniserie di giugno American Beauty, dedicata all’arte USA dei primi del XX secolo, a cena da Elaine’s si mette una sigaretta in bocca, dice che il fumo fa venire il cancro ma aggiunge: «sono incredibilmente affascinante con una sigaretta in mano».
Nessuno ci crede.

Invece.

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NEWSLETTER #38 IL RESPIRO AUTENTICO DELLA VITA

Bernardo Bellotto, Autoritratto in costume di nobile veneziano, 1765

Per molto tempo, mi sono svegliata presto la mattina. Contenta.
Non di essere al mondo, ma di andare a fare una cosa che mi piaceva.
Non mi pesavano i treni, il freddo, il caldo, la pioggia, certe volte pure la neve.
Appena le cose sono cominciate a non andare più come prima, svegliarmi la mattina presto era diventata una corvée insostenibile.
Ma non dico niente di nuovo.
La settimana scorsa, tutti i giorni, mi sono svegliata presto la mattina.
Non così presto come quando avevo un treno da prendere, ma ugualmente contenta.
Volevo sentire la rassegna stampa alla radio curata da, si dice così, una delle firme più prestigiose di uno dei nostri quotidiani storici.

Il giornalista è un ossimoro vivente: antipatico, secco, tagliente, sapete quando si dice tranchant; eppure straordinariamente comunicativo.
Strano, perché se uno è antipatico, come fa a essere empatico.

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NEWSLETTER #37 VIANDANTE, NON C’È CAMMINO

Lorenzo Rocco, Illustrazione della Newsletter

Il verbo è seguire.
Infatti si clicca un pulsante blu con su scritto SEGUI.
Seguo vari account Instagram.
Instagram è un social che, come tutto quello che è dentro (ma anche fuori) internet, può essere molto interessante o molto stupido.
Diciamo che se uno sta un po’ attento, qualcosa di buono esce fuori quasi sempre.
Voi prendete l’account che si chiama philosophyissexy. Vi aiuto sciogliendolo un po’: la filosofia è sexy.
Cosa che, a guardare come viene proposta, ci trova d’accordo.
Lei si chiama Marie, è un filosofo che insegna, scrive, è molto attiva sui social, cura dei corsi on line, è sempre sorridente, è feconda e faconda.
Al punto che tutte le mattine pubblica un post lungo e articolato su Instagram. Oggi era già pronto alle 6:50, dunque, lei è una che si sveglia presto.

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NEWSLETTER #36 BISOGNA IMMAGINARE SISIFO FELICE

Reinhold Messner

Partiamo dal Sisifo del titolo.
Fondatore e sovrano di Corinto, è famoso per la furbizia e la fraudolenza.
Arrivato, come prima o poi capita a tutti, nell’Ade, viene condannato a portare sulla cima di un monte un grosso macigno che, una volta arrivato in vetta, rotola di nuovo a valle.
Pensiamo a quanto Sisifo c’è in ognuno di noi.
La casalinga per prima, e sto parlando di quella diligente, non di quella che non fa niente dalla mattina alla sera, che vede disfatto in due passaggi distratti tutto il suo lavoro.
Ma anche lo chef, che vede spazzare via in venti minuti l’impegno di ore.
Dunque, a noi la punizione di Sisifo sembra feroce, condannato come è lui a fare una cosa assurda e inutile.
Fino a che non intervengono a farci cambiare idea due uomini singolari, che di cose assurde e inutili se ne intendono.
Uno lo abbiamo già incontrato la settimana scorsa ed è quella specie di orso che si chiama Reinhold Messner e che fa l’alpinista.
Non c’è niente di più inutile dell’alpinismo.

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IL SENTIMENTO DELL’AUTO-RECLAME

Fortunato Depero, Pubblicità per una fabbrica di matite, 1926

Ero inoltre convinto, nella mia eccitazione, che mi sarei presto rivelato come il migliore regista cinematografico del mondo

Ingmar Bergman, Lanterna magica, 1987

Non mi riascoltavo mai.
Mi sarà capitato di riascoltarmi un paio di volte, nemmeno mi ricordo quando.
E ho sempre guardato con simpatia un po’ distratta un certo traffico di cassette audio con le mie lezioni, che passavano di mano in mano e certe volte venivano ascoltate stirando.
(Lo so perché me lo raccontavano).
Meglio della televisione, comunque, se ascolti e basta, non rischi di ustionarti col ferro.
Piuttosto di recente sono anche venuta a sapere che alcune cassette erano sopravvissute a anni di lontananza ed erano state utilizzate, per esempio, durante una visita a un luogo di cui avevo parlato.
Tutto questo mi faceva piacere, ben inteso.
Tutti vogliamo, per quello che facciamo e se ce la facciamo, lasciare un segno.
Poi, però, è arrivata l’ipertecnologia dell’ultimo anno.
Io clicco su un comando e compare il bottone rosso che mi dice che il computer sta registrando.
Tutto.
Video e audio.
A fine collegamento, il computer converte da solo il file e lo va a mettere in una certa cartella che lui riconosce, sulla quale intervengo poi io per mia organizzazione personale.
A quel punto uno clicca e tutto quello che è accaduto mezz’ora prima ricompare, pulito, preciso, lo posso rivedere subito sul mio schermo, oppure inviarlo, dopo averlo compresso, al mio smartphone o al mio tablet.
Non ho mai provato con la TV, però il mio tecnico mi dice che è possibile.

A quel punto, grazie tante che mi riascolto.

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IN NOME DELL’ARTE, DELLA POESIA E DELLA BELLEZZA

Roland Penrose, Lee Miller, Ady Fidelin, Leonora Carrington e Nusch Éluard, 1937

Le donne hanno tutte i seni piccoli.
È l’estate del 1937, loro sono in Costa Azzurra, al di là di ogni sospetto di turismo di massa.
Le donne nel 1937 hanno tutte i seni piccoli, proprio come nel 1950 le donne hanno tutte i seni grossi.
Come questo sia possibile, in epoca non ancora soccorsa dalla chirurgia estetica, per me rimane un mistero.
Forse c’era una selezione naturale: nel senso che le donne che non erano conformi, ovvero che non avevano nel 1937 i seni piccoli e nel 1950 i seni grossi, se ne stavano a casa a piangere sulla loro difformità fisica.
Ma torniamo all’estate del 1937. Che deve essere stata allegra e, diciamo così, disinvolta, se è vero quello che vediamo in foto.
L’immagine è famosa e ritrae un gruppo di amici che fanno un picnic.

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TRE ANNI DI BLOG

Il mio frigorifero, il 31 gennaio 2021

Sentito in una libreria:
«Ah! Quegli autori che scrivono dei libri per parlare di sé, curarsi, e che inoltre, vogliono che li amiamo»

Christian Estèbe, La vita fuggitiva ma reale di Pierre Lombard, VPR

Sto leggendo un romanzo che parla di un VPR, ovvero di un venditore, di un rappresentante, per la precisione, di libri.
VRP è l’abbreviazione di voyageur représentant placier. Uno pensa che sia una cosa del secolo scorso, visto che Pierre Lombard cerca anche di piazzare enciclopedie presso i suoi clienti, invece, no.
È un romanzo appena uscito, che è stato presentato da un editore francese che, per me, ogni cosa che dice, è oro.
Si capisce al volo che la narrazione procede per metafore, i posti sono inventati, le regioni non stanno da nessuna parte, le case editrici hanno nomi fittizi.
Poco male, anche se prediligo i luoghi che posso ritrovare.
E Macondo, allora.
Ora vi dico pure che ho letto Cent’anni di solitudine in montagna, sulle Dolomiti, dépaysement assicurato.
Se è per questo, una volta, medesima situazione, ho anche visto lì, non mi ricordo se nella parrocchia o sotto un tendone estivo, un film di Bollywood.
Che, ammettiamolo, fra i tirolesi, faceva la figura del cavolo a merenda.
Ma le vacanze mi hanno annoiato per anni, dunque per anni ho fatto quello che ho potuto per scappare da dove stavo in vacanza.

Fino a che non ho cominciato a fare le vacanze che dicevo io.

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C’È POSTO PER I SENTIMENTI?

C’è posto per i sentimenti?

Un filmaccio.
Ho resistito trentacinque minuti, se fossi stata al cinema sarei uscita dopo un quarto d’ora perché già si era capita l’antifona, siccome mi ero comprata il dvd, ho detto forse mi sbaglio.
Non mi sbagliavo.
E mi meravigliano le due persone che me ne avevano parlato bene.
Meravigliano fino a un certo punto.
Lui, sulla brillantezza intellettuale del quale già nutrivo dei dubbi, tutti confermati; ma lei, non so capacitarmi, una donna di quella portata culturale, come si fa a non vedere che è tutto finto.
Ma perché le donne su questi argomenti ci cascano sempre.
Finti i personaggi femminili, improbabile la madre che, a quota quattro figlie, sembra una ventunenne; la protagonista che fa sempre la faccia, quella con la boude, col broncio, che faceva quando faceva Agatha; praticamente, l’unica nella parte è la serva, vecchia e grassa.
Fintissimi i personaggi maschili, tutti che sembrano avere baffi posticci attaccati sotto il naso, attori buttati al secchio, addirittura Louis Garrel senza nei e con l’aria da moscardino.
Ma la regista ha letto il libro?

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TANA LIBERA TUTTI

 

Il suicidio è sempre un atto complesso, non è mai un solo fattore a provocarlo.
Io sono sempre molto attenta ai modi, per esempio Alexander McQueen, che cuciva per professione, si è impiccato, dunque si è dato la morte con un nodo.
D’accordo, prima si era riempito di alcol e di antidolorifici e di chissà che altro, però il gesto finale è stato quello.
Che il cattivo russo finisse per suicidarsi, lo avevamo capito tutti.
Sì, ma come.
Io avrei scommesso su un colpo di pistola.
Invece si è buttato dalla finestra, una brutta morte, ingombrante e nemmeno certa.

Le Bureau des Légendes, 5/9

Con la moglie e il figlio sconvolti. Giustamente, ma mi meraviglia come le mogli cadano sempre dalle nuvole, fanno una vita agiata e protetta e non si chiedono mai come il marito porti a casa i soldi.
A me il dubbio sarebbe venuto, con i mariti, i dubbi è sempre meglio averceli.
Che c’entra, pure con le mogli.
Insomma, un po’ di dubbi ci vogliono.
Poi, l’impatto con le cose è meno violento.
Comunque mi sono lasciata da parte l’ultimo episodio. Mi sono forzata a vedere il penultimo perché mi sembrava cretino mollare lì e l’ho trovato bellissimo, si sente la mano di un grande regista, di un autore, ho letto un po’ di proteste e non ero per niente d’accordo.
Ma lasciateli esprimere, gli artisti.

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