Letteratura e poesia

Tutto ciò che è frequentazione quotidiana, che ti fa vedere le cose da un altro punto di vista, che ti riacchiappa quando stai per cadere, che ti risolleva da terra e ti consola. L’indispensabile nutrimento esistenziale, parole che, se non ci sono, ti mettono in un guaio e ti lasciano lì, senza forze e senza speranza.

NEI PANNI DI UN GATTO

Gaetano Gravina, Nerone, Colonnese Editore, 2019

Lui ha tutte le carte in regola per essere un artista.
Fuma, ragiona diversamente da come ragiona il mondo, pensa in termini di libertà e poesia.
Seduce.
Glielo dico sempre: quando una donna parla con lui si sente avvolta da un filo di seta.

Da bozzolo si trasforma in farfalla, e se campa una sola settimana, non fa  niente. Intanto ha provato che significa trasformarsi.
Non è forse questo che vorrebbero fare continuamente le donne?
Gaetano Gravina, di Napoli, è artista e grafico pubblicitario.
Si è misurato anche con la scrittura, pubblicando racconti e due romanzi, uno giallo, Alter Egon, e uno nero, Animali fragili.
Sempre, con lui, il colore.
Stavolta ripassa dal nero, ma diversamente.
Si occupa, infatti, di un gatto firmando per Colonnese Editore un librino che pesa 57 grammi.
Lo so perché l’autore me l’ha mandato via corriere e, nonostante i capricci del corriere, il librino è arrivato e io l’ho pesato sulla bilancia della cucina.

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VOCE DEL VERBO: LEGGERE

Félix Vallotton, Ex Libris F. Raisin, 1893

Personalmente uso tutti i Diritti imprescrittibili del lettore.
E di tutti abuso.
Messi a punto da Daniel Pennac, rieccoveli:

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire un libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualunque cosa
  6. Il diritto al bovarysmo (malattia testualmente trasmissibile)
  7. Il diritto di leggere non ha importanza dove
  8. Il diritto di prendere qui e là
  9. Il diritto di leggere a voce alta
  10. Il diritto di stare zitti

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PAROLE PAROLE

Ieri ho fatto una cosa che non facevo da un sacco di tempo: un cruciverba con gli amici.
Eravamo al Parco della Martesana, lungo il naviglio che gli dà il nome.
(O viceversa).
Si stava bene, c’era stato un sussulto dell’estate, i bambini giocavano, ogni tanto passava un cane e dava un’occhiata.
Gli amici, che sanno stare al mondo, si erano portati un secchiello di ghiaccio con dentro una bottiglia di Pecorino, vitigno dal nome simpatico, in certe situazioni, lo capisco, impresentabile, diffuso in poche regioni d’Italia.
Mentre facevano il cruciverba, ogni tanto mettevano nel ghiaccio anche i bicchieri.
Perché, con il sussulto dell’estate, faceva ancora e di nuovo caldo, altrimenti che sussulto sarebbe stato.
E ai bicchieri il caldo faceva male.
Tutte le definizioni del cruciverba erano legate al vino.
Con questi medesimi amici faccio da mesi la degustazione del giovedì alle 19:00.
Loro là, io, qua.

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QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 3: COL FIATO SOSPESO

Vasilij Kandinskij, ci si mette pure lui

Una delle cose che più mi infastidiscono al mondo sono i puntini di sospensione: usati a sproposito; usati in eccesso; usati punto e basta.
Dovrebbero inventare una tastiera intelligente, ma intelligente sul serio, che oltre a scrivere, mettiamo, la ‘a’ svedese con la palletta (å) e a inserire il tilde, ~, quando serve, si ferma e si impunta come un mulo e non va più avanti al secondo utilizzo dei puntini di sospensione nel medesimo, chiamiamolo, ambiente.
O che, meglio, ti fa uno sberleffo.
O che ti tira, per carità, solo metaforicamente, una torta in faccia.
Ma piena di panna, cioè vistosa e visibile.

L’Accademia della Crusca: «I puntini di sospensione  si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto».
Sandro Veronesi, toscano autentico, in un’intervista: sulla tastiera ci dovrebbe essere un tasto con tre, solo tre puntini, per indicare quelli di sospensione.
Io: e il tasto si dovrebbe bloccare dopo il primo utilizzo, praticamente hai un solo colpo in canna e devi pensarci bene prima di usarlo.

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CASTRONERIE

Alcuni non rileggono.
Non lo fanno perché «mica sto scrivendo I Promessi Sposi», oppure, meglio, «per conservare la freschezza del tono» (Bassani ha ripulito per due anni prima della pubblicazione Il giardino dei Finzi-Contini,  uno dei romanzi più dotati di freschezza che abbia letto in vita mia).
Altri le dicono in buona fede, nel senso che pensano proprio così, ne sono convinti.
Da una parte, meglio, la vita prende di botto un altro corso.
E poi, certe sono talmente irresistibili da passare alla storia.
In sintesi.  Continua a leggere

Perch’io son poeta…

‘perch’io sono il poeta, / essa la poesia…’

(Giacomo Puccini con Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, La Bohème)

Non basta, la storia dell’arte. Lo dico meglio, anche l’arte è fatta di parole.
Do sempre ai miei studenti nel programma d’esame un romanzo da leggere, da qualche tempo ho aggiunto anche un libro di poesie.
Ho provato con Rimbaud, pentendomene rapidamente (così come mi pentii, mi pare quel medesimo anno, di aver dato l’ascolto del Don Giovanni di Mozart, non sbagliato lui, per carità, più probabilmente sbagliato il corso).
Non funzionava la traduzione dal francese, mi consolai così, però la mia idea che fosse, quella, ovvero, la loro, l’età giusta per leggere il più seducente dei maledetti andò presto disfacendosi.
Un anno ho dato Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Michele Mari.
Che, invece, ha funzionato benissimo, però quanto mi sono infastidita di fronte ad alcuni commenti dell’autore formulati in un’intervista, con l’intervistatore che parlava di un ‘libro minore’ e l’autore che era d’accordo e che individuava nei suoi lettori ‘un pubblico fondamentalmente femminile’ e che raccontava pure che la raccolta, per me bella e vera, veniva acquistata soprattutto come regalo. Ora, io capisco che l’idea di aver scritto una strenna non vada a genio a uno dei nostri scrittori più ombrosi e complessi, però mi passa pure per la mente che questo giudizio impietoso sia più a carico dei sentimenti espressi, quelli suoi, che non del risultato.
Insomma, una faccenda squisitamente privata sulla quale lui ancora soffre. Continua a leggere