Letteratura e poesia

Tutto ciò che è frequentazione quotidiana, che ti fa vedere le cose da un altro punto di vista, che ti riacchiappa quando stai per cadere, che ti risolleva da terra e ti consola. L’indispensabile nutrimento esistenziale, parole che, se non ci sono, ti mettono in un guaio e ti lasciano lì, senza forze e senza speranza.

QUESTO SENTIMENTO DELL’ESTATE, 3: COL FIATO SOSPESO

Vasilij Kandinskij, ci si mette pure lui

Una delle cose che più mi infastidiscono al mondo sono i puntini di sospensione: usati a sproposito; usati in eccesso; usati punto e basta.
Dovrebbero inventare una tastiera intelligente, ma intelligente sul serio, che oltre a scrivere, mettiamo, la ‘a’ svedese con la palletta (å) e a inserire il tilde, ~, quando serve, si ferma e si impunta come un mulo e non va più avanti al secondo utilizzo dei puntini di sospensione nel medesimo, chiamiamolo, ambiente.
O che, meglio, ti fa uno sberleffo.
O che ti tira, per carità, solo metaforicamente, una torta in faccia.
Ma piena di panna, cioè vistosa e visibile.

L’Accademia della Crusca: «I puntini di sospensione  si usano sempre nel numero di tre, per indicare la sospensione del discorso, quindi una pausa più lunga del punto».
Sandro Veronesi, toscano autentico, in un’intervista: sulla tastiera ci dovrebbe essere un tasto con tre, solo tre puntini, per indicare quelli di sospensione.
Io: e il tasto si dovrebbe bloccare dopo il primo utilizzo, praticamente hai un solo colpo in canna e devi pensarci bene prima di usarlo.

Continua a leggere

CASTRONERIE

Alcuni non rileggono.
Non lo fanno perché «mica sto scrivendo I Promessi Sposi», oppure, meglio, «per conservare la freschezza del tono» (Bassani ha ripulito per due anni prima della pubblicazione Il giardino dei Finzi-Contini,  uno dei romanzi più dotati di freschezza che abbia letto in vita mia).
Altri le dicono in buona fede, nel senso che pensano proprio così, ne sono convinti.
Da una parte, meglio, la vita prende di botto un altro corso.
E poi, certe sono talmente irresistibili da passare alla storia.
In sintesi.  Continua a leggere

Perch’io son poeta…

‘perch’io sono il poeta, / essa la poesia…’

(Giacomo Puccini con Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, La Bohème)

Non basta, la storia dell’arte. Lo dico meglio, anche l’arte è fatta di parole.
Do sempre ai miei studenti nel programma d’esame un romanzo da leggere, da qualche tempo ho aggiunto anche un libro di poesie.
Ho provato con Rimbaud, pentendomene rapidamente (così come mi pentii, mi pare quel medesimo anno, di aver dato l’ascolto del Don Giovanni di Mozart, non sbagliato lui, per carità, più probabilmente sbagliato il corso).
Non funzionava la traduzione dal francese, mi consolai così, però la mia idea che fosse, quella, ovvero, la loro, l’età giusta per leggere il più seducente dei maledetti andò presto disfacendosi.
Un anno ho dato Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Michele Mari.
Che, invece, ha funzionato benissimo, però quanto mi sono infastidita di fronte ad alcuni commenti dell’autore formulati in un’intervista, con l’intervistatore che parlava di un ‘libro minore’ e l’autore che era d’accordo e che individuava nei suoi lettori ‘un pubblico fondamentalmente femminile’ e che raccontava pure che la raccolta, per me bella e vera, veniva acquistata soprattutto come regalo. Ora, io capisco che l’idea di aver scritto una strenna non vada a genio a uno dei nostri scrittori più ombrosi e complessi, però mi passa pure per la mente che questo giudizio impietoso sia più a carico dei sentimenti espressi, quelli suoi, che non del risultato.
Insomma, una faccenda squisitamente privata sulla quale lui ancora soffre. Continua a leggere