Jazz jumper, anni ’20

Giorni fa mi è successa una cosa bella e allora ho deciso, per ricordarmela, di farmi un regalo che mi restasse.
Cioè, niente creme, niente profumo, niente vino, i regali che mi faccio di solito.
Quelli finiscono, mica restano.
Ho lasciato fare al Caso.
Io sono una che ama decidere e che decide in fretta, però questo è un periodo in cui da decidere c’è poco o niente, quindi ho pensato di andare a vedere che cosa c’era dall’altra parte dello specchio, quando a decidere non sono io.
Se voi fate caso al Caso, vi accorgerete che vi arrivano a raffica suggerimenti: che incontri fare, che libri leggere, che film vedere, che bottiglia aprire, da che parte girare quando uscite dal portone del vostro palazzo, se a destra o a sinistra.
Ed è stato così che mi è saltato agli occhi il Pia’s jumper.
Ora vi racconto.


Lei è una influencer con 99.700 Follower su IG.
(Voi pensate che Chiara Ferragni ha 25 milioni 700.000 seguaci. E che in Italia ci sono 59 milioni 55.000 abitanti. Voi capite la portata della Fata Turchina, che ha però nove anni più di Pia. E se questi conti vi danno fastidio, non so dirvi quanto essi diano fastidio a me. Comunque, non mi compro le maglie promosse dall’imprenditrice cremonese. Che nemmeno so che cosa promuove, oltre, ben inteso, a se stessa).
Pia è giovane, ha compiuto da poco venticinque anni, è delicata e la prima volta che l’ho vista mi è sembrata un’intellettuale.
La colpa, il merito, meglio, la responsabilità mi sono detta che era dei grandi occhiali quasi rotondi che lei indossa sempre e che diventano facilmente il suo tratto distintivo.
Impossibile non riconoscerla.
Lei si presenta come Free-lance Content Strategist, è nota per i suoi gusti in fatto di moda e di déco, scrive sempre in inglese anche se è francese e ha un curriculum di studi di tutto rispetto, si capisce bene nonostante le differenze con l’ordinamento italiano e con gli studi che ho fatto io, che ormai fatico a paragonare a quelli di adesso, che si chiamano anche diversamente.
Il jumper di Pia è stata la sua prima creazione di design e io l’ho incontrato proprio quella sera in cui stavo festeggiando.
Ora ve lo presento.

Il jumper di Pia, 1

Lei lo indossa in tre versioni diverse e mostra la sua versatilità, che, insieme alla sostenibilità e alla timelessness (atemporalità mi piace meno), era proprio quello che avevano in mente lei e l’altra creatrice, quella che si chiama Sussan e che è già impegnata nella produzione di capi di abbigliamento.
Che cosa mi è piaciuto nel jumper alla prima occhiata.
Niente.
Perché non aveva niente delle cose che di solito indosso, perché i colli mi danno fastidio, perché non porto mai questo colore.
E allora.
E allora c’erano, per prima cosa, le parole: «it’s inspired by our shared love for Paris and vintage aesthetics».
Io mi vesto di parole.
Se voi non vi vestite di parole, non sapete che cosa vi perdete.
E poi volevo dare retta al Caso e non ci ho nemmeno pensato, sono andata diretta sul sito della creatrice e mi sono messa a guardare.
Lì c’era scritto che Pia indossava la taglia XS.
Non so quanto sia alta Pia, dato che sarebbe importante per un confronto, però mi sembra evidente che lei è esile, l’ho vista in più foto e l’impressione è sempre quella.
Ho detto mi compro la S, anche perché poi andiamo troppo in su, speriamo di riuscire a infilarci dentro le spalle, che da qualche parte devo pur mettere.
Ho cliccato tutto quello che dovevo cliccare e poi mi sono messa ad aspettare, proprio come avevo già fatto per la doudoune.
C’è voluto qualche giorno, però poi il pacco è arrivato.
Un pacco apparentemente normale, nel senso che c’era una scatola di cartone con l’indirizzo e tutto.
Poi, però, dentro c’era ben altro.
Dall’interno del pacco ho sfilato una grossa busta, proprio una di quelle che si usano per spedire le lettere, solo, più grande e più spessa.

From Sussan

Sulla busta c’era una cartolina da strappare lungo il tratteggio.
L’ho strappata e l’ho messa sul frigorifero e lì dove sta ve la mostro.
Sulla cartolina c’era scritto «To Rosella From Sussan».
Poi c’era un francobollo, pure con il timbro e su un altro timbro tondo c’era scritto «WE ALL ARE ARTISTS».
Non avevo dubbi sulla bontà del progetto, ma se li avessi avuti, già la busta li avrebbe fugati.
Come sempre faccio con le cose importanti, ho messo la busta sul letto, mi sono servita un aperitivo, l’ora era quella, e ho controllato che la musica di sottofondo fosse quella giusta.
Accuratamente piegato e avvolto nella carta velina, c’era il jumper.
In compagnia ottima.

da Sussan and Pia

Un acquerello alla Matisse con una giovane donna elegante in un interno parigino recava sul retro un messaggio scritto a mano, nel quale Sussan a Pia mi ringraziavano per l’ordine e dicevano che speravano che mi piacesse tanto quanto piaceva a loro.
C’era un cuore e poi la chiusura «With love».

Insieme all’acquerello c’era un quaderno, con scritto sulla copertina Sur la route, che significa Sulla strada.

Sur la route

La prima pagina del quaderno raccontava che cosa c’è nella mente di Sussan: sogni, delicatezza, eleganza, raffinatezza nella quale si mescolano la modernità della nostra epoca a un periodo che le è caro, l’epoca vittoriana.
Le prime pagine del quaderno hanno lo spazio per collezionare i francobolli che loro hanno creato e c’era anche, in dono, un primo esemplare.
Seguiva la sezione dedicata al viaggio: destinazione, andare, vedere, fare, gustare.
La lista.
Tutte le liste sono fantastiche.
Poi le pagine a righe, su una carta bella.
Con la complessità della confezione, mi stavo scordando il jumper.
Che però avevo già aperto e che era morbidissimo.
Attaccato all’interno del collo con un nastrino nero e una piccola spilla dorata, un cartoncino triplo con su ancora un pezzo della storia.
Perché questo era, il jumper, una narrazione di come era stato pensato, disegnato, fatto con materiale di lusso riciclato, appartenente a una collezione capsule, «memorabile e romantica».

Il jumper di Pia, 2

Di alta qualità, ecoresponsabile, concepito per durare tutta una vita.
Realizzato in numero limitato.
Del Pia’s jumper ci sono, infatti, solo venti esemplari.
E uno di essi era quello che stavo per provare.

Io sono una sentimentale e ho rapporti sentimentali con tutti e con tutto, figuriamoci se la mia relazione con quello che mi metto addosso non è anch’essa piena di sentimenti.
Indosso il jumper.
È morbido morbido, caldissimo, è un vero maglione, cioè sta agli antipodi di quello che mi metto di solito, cose smilze, preferibilmente scure, nero, blu, grigio, le due maglie colorate che ho ancora in guardaroba hanno la vita dura e sono state relegate all’heavy duty, che ne so, il parrucchiere, dove se ti schizza addosso una goccia di colore, e quando te la levi.
Come sto con un colore naturale.
Non mi sembra male.
Mi piacciono soprattutto le maniche.
Pia si fotografa in una story con tutto sblusato, maniche e jumper.
Come faccia a infilare nei jeans e nella gonna il jumper, per me rimane un mistero.
Ma ve l’ho detto, che lei è esile, mi guardo e penso che lei ha disegnato un golf che sta bene solo fino alla S, non oso pensare all’effetto che deve fare la L, diciamo che anch’io avrei fatto lo stesso, il problema di chi disegna la moda è mettersi nei panni dell’altro, letteralmente, e questo significa che poi devi per forza fare cose commerciali, mica puoi fare solo romantico, solo vittoriano, solo, insomma, limitato.
Questo significa che non sempre incontri quello che ti sta bene, che devi trovarti la tua sistemazione, che non siamo tutti uguali.
Questo significa che tu devi andare in cerca delle storie che ti riguardano e che ti raccontano.

Inauguro il jumper in una cena fuori.
Sotto metto un top in tulle nero, praticamente il massimo del contrasto.
Ma non è questo, la vita, l’urto, la relazione fra il duro e il morbido, il colpo e il contraccolpo, non è forse vero che i contrari si attraggono.
Sono sicura che tutti noteranno il jumper di Pia e che mi diranno qualcosa.
Ho già pronta la mia narrazione, considero che qualcuno mi chiederà ma che maglione è questo, ho già pronta la risposta.

Ho già bella in caldo la mia bella storia.

E invece.
Niente.
Si parla di tutto ma non di ciò che io ho addosso.
Come mi sento.
Come sempre, incompresa.
Ma, soprattutto, mi chiedo, ma non vedete la differenza, ma come fate a non notare il mio jumper.
Come fate a non notare il collo, il colore, lo spessore, come potete non considerare che questo maglione per me è una rivoluzione.

Niente.

Mi ricordo però che Lord George Brummel, il Beau Brummel, aveva la sua idea dello stile e diceva che la vera eleganza consiste nell’attraversare Londra senza essere notati.
Ci sono riuscita pure io.

Beau Brummel dal sarto

Nel senso che, evidentemente, il Pia’s jumper mi sta elegante, e che mi ha fatto attraversare Roma senza che nessuno si accorgesse di lui.

Laddove a me il jumper sembrava tutto meno che elegante.
A me esso sembrava caldo, confortevole, un po’ fuori dal tempo, vintage senza insistere troppo.

A me, il jumper è piaciuto subito per tutto quello che raccontava.

Sia ben chiaro.
Indosserò il Pia’s jumper per tutto l’inverno, sempre e comunque, lo porterò fino allo sfinimento, lo userò come una cartina al tornasole per capire chi ho davanti.

Chi chiederà: «Ma quella chi è» si sentirà rispondere: «Quella del Pia’s jumper».

Ditemi voi se c’è qualcosa di più romantico, unico, limitato.

Fuori dal tempo.

Il jumper di Pia, 3