CORONA BLUES, 24: L’ARIA DEL SORBETTO

Sorbet is usually served in a small chilled glass to cleanse the palate between courses. Eat it with a small spoon

Il sorbetto si serve di solito in un bicchierino ghiacciato per pulire il palato fra portate. Si mangia con un cucchiaino

Debrett’s New Guide to Etiquette & Modern Manners, John Morgan, 1996

La ricetta. Per due. (Le ricette per sei mi sfiniscono).

  • 250 ml di acqua
  • 100 ml di succo di limone
  • 100 gr di zucchero
  • Portare a bollore l’acqua e lo zucchero a fiamma bassa. Il composto deve raggiungere la consistenza di uno sciroppo
    Far freddare a temperatura ambiente
    Aggiungere allo sciroppo il succo di limone appena spremuto. Amalgamare il tutto e versarlo in un contenitore
    Mettere il contenitore in freezer per 24 ore. Prima di servirlo, mettere il sorbetto nel bicchiere del frullatore (che deve essere stato refrigerato). Frullare per circa un minuto
  • Il sorbetto si serve in bicchierini monoporzione, ben freddi. Deve essere spumoso. Si può cospargere di scorza di limone grattugiata

Presto fatto. Acqua, zucchero, succo di limone. Niente a che vedere con l’allappante gelato.
Il sorbetto, sì, che è geniale.

Il panorama. Voglio parafrasare la confessione di lady Montague: «Per fortuna son donna, non corro rischio di prendere moglie».
Dunque: per fortuna son donna, non corro rischio di sembrare un vecchio trombone.
Così come sono vecchi tromboni tanti dei miei colleghi, pure quelli che vecchi non sono, ma che compaiono in video con accompagnamento di musichetta, vagonata di libri come sfondo, sono un intellettuale e voglio che si sappia e vi sto parlando di un argomento rarefatto, irraggiungibile, incomprensibile ai più, che solo io posseggo: l’arte.
Come possano questi piacere tanto a tanta gente, per me è un mistero. Con tutta la buona volontà, più di cinque minuti non riesco a rimanere in ascolto. Anzi, ormai mi sono fatta furba. Appena sento la musichetta, me la do a gambe.
Ma dove sta scritto che si debba parlare di arte con introduzione della musichetta, il genere è sempre il medesimo, una cosa un po’ minuetto, un po’ Galleria degli Specchi, mai, che ne so, un sapore un po’ più forte, mettiamo, un rock, fosse pure d’accatto.

Trombone

Comunque il panorama è dominato da uomini, e pure questo è un mistero.
Ci sono donne molto brave che si occupano di arte, solo che non vanno in pubblico tanto quanto ci vanno gli uomini.
Essendo donna, corro però un altro rischio, incarnato alla perfezione dalle donne suddette:  quello di sembrare una signora che si annoia e che si occupa di arte.
E che parla in punta di forchetta.
Pure loro, appena attaccano, ormai mi defilo.
Non li sopporto. Non sopporto più quelli che parlano di arte.
Al liceo ho avuto due professoresse di storia dell’arte pazze.
Quando sono entrata in Accademia, il confronto con le colleghe anziane mi sconvolgeva, mica è che io, poi, divento come loro.
Anche se non devo essere io a dirlo, mi sembra che non sia successo.
Adesso, poi, che mi sto inventando la storia dell’arte in forma di sorbetto.

Semplice. Light. Rinfrescante.
Altro che la storia dell’arte trombonesca.
Oppure in punta di forchetta.
Un’altra ipotesi sarebbe: la storia dell’arte al cucchiaio.

L’aria del sorbetto. «Quando a teatro, anticamente, si mangiava un gelato, era segno che l’aria in corso non era granché, come impegno compositivo e conseguentemente esecutivo (cantavano, insomma, artisti di second’ordine in parti marginali)». Con la possibilità di ispirarmi a questa definizione del mio Manuale del Melodramma, con, però, delle variazioni. Essendo anche la variazione una voce del catalogo: «tecnica…che inventa o acquista un tema e lo varia, lo ripensa, lo tratta con mille risorse ma senza alterarne il colore tonale».
Ecco, questo voglio fare. Scegliere un tema e ripensarlo, con mille risorse.
Perché mille risorse ho a disposizione.

Il progetto del Sorbetto. Ci sono arrivata ieri sera tardi. Pensavo all’aperitivo, alle noccioline (peanuts, funzionò benissimo).


Salatini, anacardi, canapés, finger food, piccole voglie, sfizi, sandwich, pain brioché, petits fours, fruits déguisés, pièces salées, bouchées, pièces sucrées.
(Nemmeno un ghiottone ha più libri di cucina di me, che non sono ghiotta per niente. Ma amo la narrazione del cibo e di tutto quello che ci sta intorno. E non vi sto a dire quanto ami la narrazione del vino. Insomma, il vino, dipende da chi lo narra. Certi tromboni del vino sono più tromboni dei tromboni dell’arte).
Mi lascio andare.
Lascio libero corso ai pensieri.
Mi ricordo del mio incontro con il sorbetto che, come ogni tanto accade quando le cose vanno per il verso giusto, fu un incontro doppio: a tavola, in quelle cene infinite cui partecipavo, annoiandomi. Infatti, poi, ho smesso di frequentarle; a teatro, la prima volta con il Tancredi di Rossini, opera di cui mi innamorai, in cui c’è un’aria del sorbetto, o, semplicemente, sorbetto, di Isaura, ancella e amica di Amenaide, l’innamorata del protagonista.
Questa faccenda del sorbetto mi aveva affascinata.
Non solo, era perfettamente nel mio stile.
Interrompeva, la cena e il canto, puliva la bocca in tutti i sensi, era fresca, spumeggiante, faceva tanto oasi nel deserto, soprattutto in quello, paradossale, delle cene, sempre affollatissime.
Ma il deserto, si sa, alligna anche e soprattutto dove c’è un sacco di gente.
(E, mi conforta la sua presenza, anche Don Giovanni ordina che siano serviti agli ospiti del suo ballo dei sorbetti. Insieme a caffè, cioccolata e confetti).
Dunque, saranno i Sorbetti.
Incontri on line in orario da aperitivo, andiamo incontro al caldo ma vorrei coltivarli anche per l’inverno, con proposte seducenti, ho una lista di argomenti pronta da un pezzo, che aumenta di giorno in giorno e che, finalmente, ha trovato il suo spazio: la casa, la prostituzione delle lorettes, delle grisettes e delle filles de joie, le feste, lo sport, i luoghi di socializzazione, il turismo, il divertimento, l’alcol, la droga.
Guarda quanta arte c’è in tutto questo.
Tanta arte quanta ce n’è negli artisti più grandi, quelli che si fa fatica e che ci vuole impegno ad affrontarli.
Una storia dell’arte per chi vuole stare leggero, che ha ben altro da fare ma non vuole rinunciare a fare questo.
Per chi si diverte all’idea e accetta da me la proposta di un sorbetto.

10 Comments

Aggiungi il tuo →

  1. Marisa Mannoia

    19 aprile 2020 — 15:38

    Vada per il Sorbetto! Mi sembra molto divertente, curioso, diverso, ossia “divertente” nel senso proprio del termine.
    Attendo con ansia di cominciare a gustarli.
    Buon e proficuo lavoro

    Marisa

    • Rosella Gallo

      19 aprile 2020 — 15:43

      Marisa, nelle intenzioni, il Sorbetto, quello dovrebbe essere. Poi vediamo, assaggiandolo, che cosa ne pensiamo. Grazie della lettura, della presenza e di tutto. Rosella

  2. Mi è già venuta l’acquolina in bocca! Non vedo l’ora di assaporarli…
    Grazie di condividere con noi le tue idee geniali!

    • Rosella Gallo

      19 aprile 2020 — 16:29

      Bellissima immagine, Samanta, quella dell’acquolina in bocca, vediamo di far seguire il piacere della degustazione alla curiosità, sempre grazie di esserci

  3. Quando ti leggo condivido i tuoi ragionamenti e mi diverto pure tanto.
    Proposta: leggera,frizzante spumeggiante ma,attenzione,intrigante.
    Perchè ci sono sorbetti e sorbetti;alcuni sono acqua ghiacciata insaporita, altri di rinfrescano il palato, lo permeano di nuovi aromi.
    Con te Rosella cara si va sul sicuro quindi pronta per una
    degustazione ad alto livello

    • Rosella Gallo

      19 aprile 2020 — 16:36

      Marina, sempre molto simpatica e generosa, diventeremo tutti esperti di sorbetti, sarà, questa, l’occasione per confezionarli e degustarli. Grazie per le tue considerazioni, farò in modo di essere all’altezza di tutte le aspettative

  4. Grazie Rosella i tuoi ” sorbet art” sono molto graditi.

    • Rosella Gallo

      20 aprile 2020 — 16:14

      Grazie a te, Edy, alla Sorbet Art non avevo pensato, mi sembra un’idea fantastica, vedi tu come funziona bene l’intelligenza collettiva, a presto per la nostra prima degustazione, allora

  5. Flaminia De Cristofaro

    20 aprile 2020 — 17:06

    Ricordo quando affrontai per la prima volta l ‘ idea del sorbetto a pranzo tra la portata di carne e quella di pesce…anni ‘ 80.
    Allora andava di moda. Se ti trovavi in un ristorante di lusso, che so, anche a Parigi, trovavi gusti fantasmagorici: alla verbena, all’ acetosella, al lime e tutto si riempiva di meraviglia. Negli anni seguenti poi te lo potevi ritrovare pure in pizzeria tra un supplì ed un crostino. Quindi…bella l’ idea di un sorbetto rinfrescante che arieggi le circonvoluzioni del nostro encefalo ingolfato dall’ aria casalinga. Ritroviamo la meraviglia di respirare le nostre idee! Grazie Ros!

    • Rosella Gallo

      20 aprile 2020 — 17:20

      Grazie, Fla. Per me si tratta di un sorbetto al limone, il sapore base e di tradizione, senza starci a perdere la testa. Però, bellissima questa tua narrazione. Chissà poi di che sa, il sorbetto all’acetosella. E come ci sta, il sorbetto dopo il supplì e prima della pizza

Lascia un commento

cinque × uno =